È disponibile L'Invenzione della Via: Trasmissione, re-incantamento e hodopoiesi del «jūdō tradizionale», un'indagine storica sulla trasmissione, la trasformazione e la costruzione delle tradizioni nel jūdō moderno.
Che cosa significa «jūdō tradizionale»? Tradizionale rispetto a quale tradizione? Al jūdō concepito da Kanō Jigorō, alle antiche scuole di jūjutsu dalle quali ebbe origine, oppure a una forma di pratica elaborata successivamente, per recuperare ciò che si riteneva perduto?
Sono queste le domande dalle quali nasce L'invenzione della Via. Trasmissione, re-incantamento e hodopoiesi del «jūdō tradizionale», il nuovo libro di Emanuele Bertolani, pubblicato da Acqua Autunnale.
Il volume, di oltre 400 pagine, ricostruisce la storia di un'espressione tanto diffusa quanto difficile da definire, mettendo a confronto le rivendicazioni di continuità con le fonti che permettono di verificarle.
Dalla trasmissione all'invenzione
La ricerca parte dalle antiche scuole giapponesi di jūjutsu, dai loro sistemi di trasmissione e dai documenti che ne attestano gli insegnamenti. Esamina quindi la trasformazione introdotta da Kanō Jigorō con la fondazione del Kōdōkan e il rapporto fra il suo progetto educativo, le istituzioni marziali giapponesi e il Dai Nippon Butokukai.
Una parte centrale del volume è dedicata alla diffusione del jūdō in Europa e alle figure di Abe Kenshirō e Cesare Barioli.
Attraverso pubblicazioni d'epoca, scritti originali, documenti istituzionali e testimonianze, il libro ricostruisce la formazione del Kyūshindō e lo sviluppo di interpretazioni del jūdō che, pur rivendicando una continuità con il passato, introducono elementi tecnici, filosofici e metodologici nuovi.
L'obiettivo non è stabilire quale pratica sia migliore, ma comprendere come si siano formate queste diverse identità.
Tre estratti dal libro
1. Che cosa rende una tradizione «tradizionale»?
Dal capitolo 1, «Il problema del “jūdō tradizionale”», p. 10.
La questione cambia però quando dal piano della fedeltà normativa si passa a quello della continuità storica. Affermare che una classificazione moderna è utile per perseguire gli obiettivi educativi di Kanō è una cosa; affermare che essa appartiene al jūdō originale di Kanō, o recupera un contenuto da esso perduto, è un'altra. La prima proposizione richiede una valutazione pedagogica o tecnica. La seconda richiede una prova genealogica.
Questa distinzione attraversa l'intero volume. Una pratica può essere tecnicamente valida, educativa e coerente con determinati obiettivi senza per questo appartenere storicamente all'insegnamento originale di Kanō.
La ricostruzione delle origini non coincide necessariamente con un giudizio di valore.
2. Abe Kenshirō e il ritorno al Butokuden
Dal capitolo 9, «Oltre il Kōdōkan jūdō: Abe Kenshirō», p. 144.
Nel dicembre 1968 Abe Kenshirō tentò di istituire un dōjō di Kyūshindō presso lo storico Butokuden di Kyōto, luogo strettamente legato alla propria formazione. L'episodio, ricostruito attraverso fonti giapponesi, assume un significato particolare alla luce dell'esperienza europea del maestro.
Il ritorno al Butokuden assume quindi un significato diverso da un semplice «ritorno alle origini», perché Abe cerca di reinsediare nel luogo materiale e simbolico della propria formazione una tradizione che quel luogo non gli aveva trasmesso, cioè il Kyūshindō che egli stesso aveva sviluppato.
La trasmissione delle arti marziali non appare più come un movimento esclusivamente dal Giappone verso l'Europa. In questo caso, una tradizione trasformata durante l'esperienza europea viene riportata verso il luogo dal quale il suo promotore era partito.
3. Che cosa significa inventare una Via?
Dal capitolo 2, «Rettificare i nomi: termini e categorie», p. 25.
Il libro introduce la hodopoiesi come categoria interpretativa: la produzione di una nuova Via attraverso la rielaborazione di una tradizione ricevuta.
L’hodopoiesi non implica di per sé falsificazione o malafede. Una nuova Via può essere costruita consapevolmente e sinceramente a partire da esigenze reali, e può risultare tecnicamente, pedagogicamente o filosoficamente valida. Il problema storiografico nasce soltanto quando la distinzione fra ciò che è stato ricevuto e ciò che è stato successivamente prodotto viene cancellata, e l’innovazione viene presentata come semplice conservazione dell’originale.
È una distinzione fondamentale per comprendere il significato del titolo. L'invenzione non è necessariamente un inganno: può essere una forma di creazione, trasformazione e sviluppo. Ciò che la ricerca storica deve chiarire è quando e come questo processo sia avvenuto.
Un'indagine attraverso le fonti
Oltre ai dodici capitoli, L'invenzione della Via comprende un'ampia appendice documentaria, un glossario e una bibliografia che raccoglie fonti giapponesi ed europee.
Particolare attenzione è dedicata alla distinzione fra fatti documentati, testimonianze, interpretazioni e ricostruzioni successive. Il lettore può così seguire non soltanto le conclusioni, ma anche una parte significativa della documentazione sulla quale si fondano.
Il risultato è una ricerca rivolta ai praticanti di jūdō, ai maestri e agli studiosi di arti marziali, ma anche a chi si interessa alla storia culturale del Giappone e ai processi attraverso i quali le tradizioni si formano e si trasformano.
Perché una tradizione può essere recente, innovativa e perfino inventata senza perdere necessariamente il proprio valore. Ma per comprenderla bisogna prima conoscerne la storia.
Dove acquistare il libro
L'invenzione della Via. Trasmissione, re-incantamento e hodopoiesi del «jūdō tradizionale»
Emanuele Bertolani
Acqua Autunnale, 2026
404 pagine
Edizione brossura: 29,90 €
Il volume è disponibile su Amazon:

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