Acqua Autunnale

Chi siamo

Acqua autunnale deriva dall'espressione 三尺の秋水, "tre shaku di acqua autunnale". Uno shaku corrisponde a circa trenta centrimetri. L'acqua autunnale e' celebrata in Giappone per la sua purezza. L'espressione indica quindi una lunga spada accuratamente affilata. Con questo spirito, il blog Acqua Autunnale si dedica alla ricerca, analisi e diffusione delle informazioni sulle arti di combattimento giapponesi.

domenica 6 marzo 2022

Judo come Consolazione del Cuore

 

La pratica del Kōdōkan jūdō può essere considerata come tre "sistemi" (o 法):

  • Educazione fisica               Taiiku hō
  • Addestramento all’etica     Shūshin
  • Combattimento reale         Shōbu hō

Il Maestro Kanō parla a che di un quarto : rallegrare o consolare il cuore. Mai come oggi sembra necessario recuperare un'idea di Judo come consolazione del cuore. 

 

Il quarto ho del Kodokan judo: ishin ho, o consolazione del cuore.


In misura maggiore o minore, tutti abbiamo familiarità con la struttura teorica e l’organizzazione dei concetti nel Kōdōkan jūdō

Il jūdō è il metodo per impiegare la forza del proprio fisico e la forza del proprio cuore nel modo più efficace. Quando lo si applica allo sviluppo armonioso del corpo umano, esso diventa educazione fisica. Quando lo si applica al miglioramento di sé in vista dell’azione nella società, esso diventa addestramento etico. Quando lo si applica allo scontro corpo a corpo, esso diventa combattimento reale.

Esiste una quarta applicazione, chiamata ishinhō 慰心法. Il Maestro usa un carattere interessante per definirla: nagusameru 慰める significa letteralmente “consolare”, e secondariamente “rallegrare, divertire”.

Si dice ishinhō nel caso in cui il jūdō venga praticato per diletto. Così come l’occhio si diletta del colore e l’orecchio si diletta del suono, anche i muscoli provano piacere dal movimento. Non si può negare la teoria secondo la quale affrontare in combattimento un’altra persona utilizzando i muscoli sia un piacere ancora poiù grande. Inoltre coloro che ne possiedono i fondamenti non solo provano piacere personalmente piacere, ma riescono anche a divertirsi assaporando il modo di combattere e la maestria nelle tecniche degli altri.  In particolare i combattimenti dei grandi esperti, il kata del kyūshin ryū Kitō ryū, fino a cose come l’Itsutsu no kata e al Jū no kata del Kodokan, si allontanano dalla sostanza del combattimento reale e fanno risvegliare la sensibilità estetica dell’individuo, e sono in molti coloro che osservando queste cose ne provano piacere.  Addestrarsi con il fine di godere di poter giungere a un’alta sensibilità estetica a partire da tale semplice piacere fisico, questo è ciò che si chiama addestramento al jūdō tramite lo ishinhō. 

(Kanō Jigorō, Panoramica del Jūdō, Compilato da Isogai Hajime, Sezione Centrale del Gruppo Formazione de Dai Nippon Butokukai, 1913)


Ci sembra che il pensiero del Maestro Kanō collimi con quello di Dostoevskij quando ne l'Idiota fa affermare al principe Myškin che “Il mondo verrà salvato dalla bellezza”. Certo non la bellezza vanesia e fatua fine a se stessa, ma la bellezza intesa come il risultato imperfetto di una pratica attenta e mirata. Una bellezza simile porta necessariamente con sé il bene, come avevano argutamente intuito i Greci dell’antichità sostenendo la kalogagathia καλοκαγαθία, cioè l'idea che alla bellezza si accompagnasse la bontà.

 

Nel vedere le immagini del disastro che si consuma poco distante da noi, eco di tanti altri disastri che si consumano sufficientemente lontano da non doversene preoccupare con altrettanta sollecitudine, ci vengono in mente due riflessioni. 

La prima è che il Maesto Kanō non era un pacifista, con buona pace di chi vorrebbe farne una figura gandhiana forse uccisa per l’opposizione al “sciovinismo dei militari”. Non era un pacifista ma certamente non era uno sprovveduto e non era in contraddizione con se stesso. La mutua prosperità del sé e dell’altro semplicemente non è possibile in caso di conflitto armato. Di conseguenza, il conflitto armato è quanto di più lontano si possa immaginare dall’uso più retto del proprio vigore, e dunque è contrario al dō nella sua interezza.

La seconda è anche questa ennesima guerra, al pari di ogni altro fenomeno umano, dovrà avere una conclusione. Una volta finita, ci saranno morti da seppellire, feriti da curare, e una quantità incommensurabile di dolore da consolare per quanto possibile. Speriamo che Kōdōkan jūdō come ishinhō possa trovare occasione di essere applicato come il Maestro lo aveva inteso. Non solo come educazione fisica ed etica, non solo come attività di recupero, ma anche come azione che porta alla bellezza e conduce alla bontà.


Pregando fervidamente per la pace

Acqua Autunnale

Gasshō _/\_

 

sabato 19 febbraio 2022

Kano Jigoro e l'Aikido - quello che il Maestro (non) ha detto

Kano Jigoro e l'Aikido - quello che il Maestro (non) ha detto


Il Maestro Kanō fonda il Kōdōkan jūdō nel 1882, dopo avere ottenuto il certificato di trasmissione e il permesso di insegnare Tenjinshin'yōryū e Kitō ryū. Sviluppando nel tempo l'idea del jūdō come metodo dell'impiego più efficace della forza del proprio fisico e del proprio cuore, giunge alla conclusione che il budō nel suo complesso sia una branca del jūdō, e non viceversa. 

 

L'incontro fra il Maestro Kano e Ueshiba Morihei

Si interessa allo studio di altre tradizioni marziali, antiche e nuove, ricercando in esse ciò che corrisponde all'ideale del jūdō così come lo ha concepito. Fra queste lo Shōtōkan Karate di Funakoshi Gichin e il Daitō ryū di Ueshiba Morihei, che sarà in seguito ribattezzato Aikidō.

Tuttavia, non tutto in merito al rapporto fra Kano Jigoro e l'Aikidō è come viene raccontato

 

L'incontro fra il Maestro Kano e Ueshiba Morihei
Ueshiba Morihei e Mochizuki Minoru

"QUESTO È VERO JUDO"

Shishida Fumiaki, 8° dan di Aikidō e professore di Filosofia delle Arti Marziali presso l'Università Waseda di Tōkyō, racconta di una visita del Maestro Kanō al dōjō di Ueshiba Morihei a Mejirodai, svoltasi nel 1930. Il Maestro sarebbe stato accompagnato da Mifune Kyūzō e Nagaoka Hideichi, e una volta osservata la dimostrazione di Ueshiba avrebbe affermato "proprio questo è vero jūdō"

Judo’s techniques performed from a distance: Theorigin of Jigoro Kano’s concept and its actualization by Kenji Tomiki, Archives of Budo, Vol.6(4): 165-172.

 

Ueshiba Kisshōmaru nel suo La Trasmissione di Ueshiba Morihei, riporta la citazione come "proprio questo è il budō che avevo immaginato come ideale, cioè il jūdō genuino". Secondo Kisshōmaru, Kanō affermò: 

 

"Vorrei accogliere Ueshiba nel Kōdōkan, ma probabilmente è impossibile". Così, in cambio, fece in modo che Mochizuki MinoRU, all'epoca 4° dan di Kōdōkan jūdō,  diventasse allievo di Ueshiba. 

 

Mochizuki fonderà poi un'arte marziale di sua propria sintesi, denominata Yōseikan budō.

Kudō Ryūta, uno studente di dottorato di Shishida, afferma sostanzialmente lo stesso.

 

 

L'incontro fra il Maestro Kano e Ueshiba Morihei
Ueshiba Morihei

CONTRO IL JUDO

Fumiaki Shishida nel suo articolo "Counter techniques against judo: the process od forming Aikido in 1930s", cita gli appunti dell'ammiraglio Takeshita Osamu per affermare che Ueshiba aveva sviluppato 147 tecniche per contrastare il jūdō. Se è così, due sono i casi: o si tratta del jūdō inteso come jūjutsu, che egli aveva studiato, oppure deve avere avuto egli stesso esperienza della pratica del Kōdōkan jūdō.

 

LA “VERSIONE” DI JOHN STEVENS

In Aikidō – The Way of Harmony, il noto aikidōka e divulgatore John Stevens scrive:

 

“Morihei ritornò alla vita agreste e alla vita matrimoniale, ma rimase inquieto. Di carattere sanguigno e irritabile, quasi maniaco-depressivo, cominciò a comportarsi in modo strano – rinchiudendosi per ore nella propria stanza a pregare, alzandosi improvvisamente nel cuore della notte per rovesciarsi addosso acqua fredda, digiunando sulle montagne per giorni. Preoccupato dell’imprevedibile comportamento del figlio, Yoroku (suo padre, N.d.T.) costruì un dojo sul suo terreno e invitò il famoso maestro di jujutsu Takaki Kiyoichi a insegnarsi. Morihei si immerse nell’addestramento e il suo comportamento migliorò considerevolmente. 

(Ibidem, p.4)

 

Stevens omette una serie di dettagli, quali il fatto che durante il periodo in questione Ueshiba rimanesse in una stanza buia a pregare e scaricasse la propria rabbia sui membri della propria famiglia, mostrando sintomi di disordine bipolare.

Soprattutto, sorvola il fatto che Takagi fosse un istruttore di jūdō e un futuro 9° dan del Kōdōkan. Dunque, Ueshiba Morihei ha studiato, fino a un certo punto, anche il Kōdōkan jūdō, mentre non vi sono indizi relativi al fatto che il Maestro Kanō abbia mai praticato Daitō ryū o il successivo Aikidō.

John Stevens riporta anche l'aneddoto della visita del Maestro Kanō e del commento rispetto alla dimostrazione di Ueshiba:

 

Mentre il nuovo dojo stava venendo costruito, Kano Jigoro fece visita al centro di addestramento temporaneo di Morihei a Mejiro. Dopo essere stato testimone delle tecniche di aiki di Morihei, Jigoro dichiarò: "questo è il mio budo ideale - vero judo". Mandò diversi fra i suoi allievi migliori a studiare con Morihei; uno di questi, Mochizuki Minoru, in seguito sviluppò il suo sistema sullo stile dell'Aikidō".

(ibidem, p.9)

 

Ci sono alcune importanti differenze nel testo di Stevens.

  • È l'unico a collegare l'ammirazione del Maestro Kanō non tanto alla tecnica in sé, ma all'aiki. Nessun'altra fonte ne fa menzione
  • Fa dire a Maestro Kanō che le tecniche di aiki sono "il suo budo ideale", mentre in realtà il Maestro Kanō non discute mai né il ki né tanto meno l'aiki in nessuno dei suoi scritti. 
  • Evita di chiamare per nome l'arte marziale sviluppata da Mochizuki Minoru, lo Yōseikan budō, limitandosi a indicarlo come "Aikido-style system".

Segnaliamo, en passant,  che lo stesso John Stevens ad affermare, con disinvoltura, che

 

I suoi discepoli una volta chiesero a Morihei se le gesta attribuite ai ninja – ad esempio diventare invisibile, camminare sull’acqua etc. – venissero effettivamente messe in pratica. “avete visto troppi film” disse Morihei. “prendere le vostre spade e i vostri bastoni e vi darà una vera dimostrazione di ninjutsu”. Una decina di loro circondarono Morihei al centro del dojo, e non appena attaccarono sentirono una corrente d’aria e Morihei scomparve. “quassù, quassù” udirono Morihei chiamare da metà della seconda rampa di scale a sei metri e mezzo di distanza. Più tardi, tuttavia, Morihei si risentì alquanto quando gli chiesero di fare altri “trucchi” ninja. “State cercando di uccidermi solo per divertirvi? Ogni volta che uno esegue queste tecniche, la sua vita diventa dai cinque ai dieci anni più corta”.

(ibidem, p.10)

 

L'incontro fra il Maestro Kano e Ueshiba Morihei
Tomiki Kenji

 

VERSIONE UNILATERALE

Ad affermare che il Maestro Kanō visita il dōjō di Ueshiba Morihei sono nell'ordine

  • Il figlio di Morihei, Kisshōmaru
  • L'ammiraglio patrono dell'Aikidō,Takeshita Isamu
  • Un allievo di Kisshōmaru e 8° dan di Aikidō, Fumiaki Shishida 
  • Uno studente di dottorati di quest'ultimo, Kudō Ryūta

Non c'è traccia di questo evento nella biografia di Kanō nè altre fonti del Kōdōkan lo confermano. È quindi lecito nutrire qualche dubbio tanto sulla visita quanto su ciò che il Maestro Kanō possa avere detto nel suo commento.

Ad eccezione di Mochizuki Minoru e, più tardi, Tomiki Kenji, non c'è traccia di altri allievi diretti inviati da Ueshiba nè di allievi di Ueshiba inviati al Kōdōkan. Dal punto di vista tecnico, il contatto fra Kōdōkan goshin jutsu e Aikidō è limitato al Kōdōkan goshin jutsu, compilato peraltro dopo la morte del Maestro Kanō.

 

L'incontro fra il Maestro Kano e Ueshiba Morihei
Il Maestro Kanō Jigorō

DIVARIO DI VALORI

Ammettiamo che il Maestro Kanō abbia effettivamente detto "questo è vero jūdō", o una variante di significato simile, dopo avere osservato l'esibizione di Ueshiba. Che cosa intendeva esattamente?

C'è un abisso culturale a separare il Maestro Kanō da Ueshiba Morihei e il Kōdōkan jūdō dall'Aikidō. 

Il Maestro Kanō si riconosceva nel Confucianesimo, che è una filosofia rigorosamente laica. Il Kōdōkan jūdō è da un lato l'espressione della tensione confuciana verso l'ordine sociale, dall'altra il riconoscimento del valore confuciano della gerarchia e della virtù come presupposto per il corretto funzionamento della società.

Ueshiba Morihei era un adepto di una setta chiamata Oomoto kyō nata pochi anni prima della costituzione dell'Aikidō e dotata delle caratteristiche consuete delle cosiddette "nuove religioni" giapponesi: misticismo, tecniche di possessione spiritica, guarigione tramite l'imposizione delle mani, spinta messianica in vista di un evento cataclismatico in un futuro prossimo.

 

CONCLUSIONI

Il Kōdōkan jūdō è squisitamente laico e non si interessa di metafisica, prova ne è il fatto che il Maestro Kanō parli di "vigore" (seiryoku 精力), "forza" (), ma mai di "ki" in quanto energia spirituale che pervade l'Universo. Il Maestro Kanō traccia invece una distinzione fra il jūdō in senso stretto, kyōgi jūdō 狭義柔道, e in senso largo, kōgi jūdō: il primo è da intendersi come tecniche di combattimento rette dal principio dell'impiego più efficace del proprio vigore, mentre il secondo si riferisce all'applicazione dello stesso principio ad ogni campo dell'azione umana.

L'Aikidō è invece rivolto alla metafisica, alla ricerca e all'impiego del "ki" in quanto tale. Le sue idea di "armonia", "energia" e simili sconfinano quindi nel soprannaturale, nello spirituale, e non sono limitate esclusivamente al campo dell'umano e del sociale come lo è invece il Il Kōdōkan jūdō.

Supponendo quindi che il il Maestro Kanō abbia effettivamente visitato il dōjō di Ueshiba, quello che ha detto si riferisce al kyōgi jūdō, cioè all'efficacia dell'Aikidō come una delle espressioni tecniche del principio dell'impiego più efficace del proprio vigore.

 

Fino alla prossima volta

Acqua Autunnale 

gasshō _/\_