Il jūdō odierno fu fondato cinquant’anni fa. Se si pensa che, a quell’epoca, persino il jūjutsu e lo yawara del passato erano stati quasi completamente dimenticati dalla gente, al punto che perfino in una città vasta come Tōkyō era difficile trovare qualcuno che li insegnasse, e si confronta quel tempo con la situazione odierna, non si può che avere la sensazione di trovarsi in un’epoca completamente diversa.
Tuttavia, se guardiamo all’ideale cui aspiriamo noi che condividiamo questo intento, la strada da percorrere è ancora lunga. Ora che l’anno Shōwa 6 è trascorso e ci apprestiamo ad entrare nel settimo anno, vorrei chiedere a coloro che praticano jūdō un ulteriore impegno.
La prima cosa che desidero dai praticanti, dunque, è che abbiano ben chiaro lo scopo della pratica del jūdō.
Il jūjutsu del passato, mentre insegnava la tecnica, aveva anche lo scopo di coltivare lo spirito del guerriero. Tuttavia, il jūjutsu in sé era una tecnica. Di conseguenza, non si può negare che i praticanti tendessero a dedicarsi soprattutto all’esercizio tecnico, trascurando in qualche misura la coltivazione del carattere.
Nel jūdō odierno, invece, lo scopo della pratica consiste nel fare proprio il Metodo, mentre la tecnica viene esercitata come mezzo per conseguirla. Poiché anche la pratica tecnica possiede un valore in sé, è naturalmente del tutto legittimo che la pratica si arresti a quel livello. Ma se la si confronta con una coltivazione che permetta di fare proprio il Metodo e di applicarlo a ogni aspetto della vita umana, la differenza è enorme.
Se si studia il jūdō come Metodo, si apprendono naturalmente anche le arti che vengono utilizzate come mezzo per farla propria; ma se lo si pratica esclusivamente come arte tecnica, non si riuscirà mai, per quanto a lungo ci si eserciti, a raggiungere il Metodo. È questa la ragione per cui io mutai le antiche denominazioni jūjutsu e yawara in jūdō. Non bisogna dunque dimenticare che il vero scopo del jūdō è fare proprio il Metodo, mentre l’esercizio della tecnica costituisce un mezzo.
Come dico spesso, i modi per giungere a questo Metodo sono innumerevoli. È proprio come nel salire sul monte Fuji: Gotenba non è l’unico punto da cui si può iniziare l’ascesa; si può salire anche da Subashiri o dalla via di Yoshida. Tuttavia, proprio come la meta verso cui si tende è determinata, così è determinato anche ciò che la pratica del jūdō cerca di cogliere.
Vale a dire: qualunque cosa si faccia, se si desidera portarla a compimento nel modo più perfetto possibile, occorre cogliere quel Grande Metodo, coerente in ogni circostanza, che consiste nell’impiegare nel modo più efficace possibile le facoltà fisiche e psichiche allo scopo di conseguire il fine prefissato. È a questo Grande Metodo che io ho dato il nome di jūdō.
Questo Grande Metodo può essere fatto proprio attraverso lo studio (gakumon 学問, n.d.T.) comprendendone razionalmente i principi; ma può essere fatto proprio anche accumulando esperienza pratica nelle attività concrete. Io stesso, tuttavia, giunsi a fare mio questo Grande Metodo attraverso la pratica tecnica del jūjutsu del passato. Per questo motivo, volendo insegnarla anche agli altri seguendo la medesima successione e lo stesso metodo, creai quello che oggi è il Kōdōkan jūdō.
Utilizzando questo metodo si possono ottenere contemporaneamente tre benefici: il corpo diviene forte e sano, si acquisisce l’arte marziale e, nello stesso tempo, si coltiva il carattere. Lo scopo della pratica del jūdō consiste dunque nel fare proprio questo Grande Metodo e nel diventare capaci, sulla base di esso, di condurre ogni aspetto delle attività umane.
E poiché il mezzo ordinariamente impiegato per raggiungere questo scopo è una pratica che combina educazione fisica e arte marziale, si arriva a comprendere chiaramente anche il modo in cui una persona dovrebbe comportarsi nel mondo; si coltiva il carattere, si migliora il corpo e si apprende l’arte marziale. Proprio per questo, chi oggi studia il jūdō deve praticare tenendo ben presente questo punto.
Se la pratica del jūdō dovesse ridursi ai dettagli marginali della tecnica e finisse per trascurare l’aspetto della coltivazione, la gente cesserebbe di attribuire valore al jūdō. E se gli insegnanti di jūdō si limitassero a insegnare la tecnica senza preoccuparsi di formare persone, non ci si potrebbe lamentare se finissero per essere tenuti in scarsa considerazione tanto dagli allievi quanto dai genitori.
Oggi perfino negli sport competitivi si è cominciato ad attribuire importanza all’educazione del carattere. Sebbene lo scopo originario dello sport competitivo sia la competizione stessa, anche lì l’educazione del carattere viene tenuta in considerevole considerazione. Ma lo scopo originario del jūdō non consiste nella tecnica, bensì nel formare persone degne. Tanto chi insegna quanto chi apprende deve quindi prestare grande attenzione a questo aspetto.
Tuttavia, molti insegnanti potrebbero non essere ancora sufficientemente preparati riguardo ai metodi con cui raggiungere tale scopo. Per questa ragione ho recentemente scritto un libro intitolato Jūdō Kyōhon (ad oggi inedito in Italia, n.d.T.), che ho fatto pubblicare dalla Sanseidō. L’educazione attraverso il jūdō deve variare a seconda dell’età e della preparazione delle persone. Ma poiché è difficile produrre nello stesso tempo materiali adatti a ogni categoria, ho innanzitutto preparato un testo appropriato per le scuole medie. Se gli insegnanti lo assumeranno come base e vi apporteranno di volta in volta gli adattamenti necessari, credo che potrà essere applicato a praticanti di ogni livello. Per il momento è stato pubblicato soltanto il primo volume, ma intendo pubblicare anche il secondo in un futuro non lontano (Kanō morì prima di preparare il secondo volume, n.d.T.). Vorrei che gli insegnanti lo leggessero attentamente non soltanto per poter insegnare, ma anche per la propria coltivazione.
Se, in questo modo, il jūdō arriverà ad essere riconosciuto non soltanto come tecnica, ma più in generale come un metodo di coltivazione necessario alla persona, senza dubbio finirà per essere praticato molto più diffusamente di oggi, quando tende ad essere seguito soltanto da persone di una certa età o da chi possiede un interesse particolare per esso. Alla fine potrà cessare di essere il jūdō di una categoria particolare di persone e diventare il jūdō dell’intera nazione.
— Kanō Jigorō, 「如何にすれば今日の柔道を国民の柔道となし得るか」, Shōwa 7 (1932), in Kanō chosakushū, vol. 2, pp. 275–279.
Traduzione e note di Emanuele Bertolani
如何にすれば今日の柔道を国民の柔道となし得るか(73歳)
※以下、嘉納が73歳のとき(昭和7年)の論文「如何にすれば今日の柔道を国民の柔道となし得るか」(抜粋)
今日の柔道が創始せられたのは今から五十年前のことで、その頃は往時の柔術ややわらさえ殆ど全く世人から忘れられていて、広い東京にそれを教授する人を見出すに苦しんだ程であったということを考えて、当時を追想して今日を見ると、隔世の感があるといわなければならなぬ。
しかし、わが同士の理想とするところから見れば前途はまだ遼遠である。昭和六年も過ぎ今新たに七年を迎えるに当たり柔道の修行者に対し今一段の奮励を望みたいと思う。
そこで自分が第一に修行者に望むところは、柔道修行の目的を明らかにすることである。
往時の柔術は技術を学ぶと同時に武士の精神を養うこともその目的としただろう。しかし、柔術そのものは技術であった。したがって修行者は自ら技術の練習に励んで精神の修養は閑却した嫌いはないでもなかった。
今日の柔道は、道を体得することを修行の目的として、技術はその手段として練習することになっている。技術そのものの修行も価値があるのであるから、修行がそれにとどまっても差し支えのないことはもちろんであるが、道を体得し、かつこれを人生百般のことに応用することの出来る修養をすることに比すれば、そこに雲泥の差がある。
柔道を道として学んでもこれを体得する手段として用うる術は自然に覚えられるが、これを術としてのみ練習する時は何時までも道に達し得られぬのである。それが往時は柔術とかやわらというたのを私が柔道と改めた所以である。それ故に柔道は道を体得すること事が本当の目的であって、技術の練習は手段であるということを忘れてはならぬ。
毎々私がいうことであるが、この道に達するには方法はいくらでもある。あたかも富士山に登るには御殿場ばかりが登り口でない、須走からも吉田口からも登れる。しかし、目的とするところのものはきまっていると同様に、柔道の修行が目的として捉えんとするところのものはきまっている。
すなわち、何事をするにもその事を最も完全に仕遂げようと思えば、その目的を果たすために心身の力を最も有効に働かすにあるという一貫した大道を捉えることである。この大道を私は柔道と命名したのである。
この大道は学問をしてその理屈からも体得することが出来れば、実務上の実験を積んでそれからも体得する事が出来る。しかし、私自身は昔の柔術の技術上の練習からこの大道を体得したのであるから、同様の順序方法をもって人にもこれを教えようとして作り出したのが今日の講道館柔道である。
この方法を用うれば身体が強健になり武術が覚えられ、同時に精神の修養が出来るという三得が一挙に得られるのである。それ故に柔道修行の目的は、その大道を体得し、その大道に基づいて人事万般のことを遂行し得るようになることである。
そして、普通の手段としては、体育と武術を兼ねた練習によってこれを行うのであるから、人として世に処する道も明らかに分かり、精神の修養もでき、身体も良くなり、武術も覚えられるということになるのである。そういう次第であるから今日柔道を学ぶものはここに着眼して修行をしなければならぬ。
柔道の修行が単に技術の末に流れて修養方面のことを閑却するに至れば、世人は柔道を重んじなくなってしまう。柔道の教員も技術ばかりを教えて人間を造ることに留意しなければ生徒からも父兄からも軽んぜられるようになってもやむを得ない。
今日は競技運動でも精神教育の方面を重んずることになっている。競技運動の本来の目的は競技であるにもかかわらず、精神教育は相当に重んじている。柔道の本来の目的は、技術ではなく立派な人間を造るにあるのだから、教えるものも学ぶものもそういう方面のことに大いに留意しなければならぬ。
しかし、多くの教師には、どういう方法で教えればその目的が達せられるか準備が不十分かも知れぬ。そこで、この度私は柔道教本という本を書いて三省堂から発行せしめたのである。柔道の教育はその人々の年齢により素養如何により異ならなければならぬ。しかし、各種の人に適するものを同時に作ることは出来難いから、まず中等学校用に適するものを作ったのである。それを本として教師がおのおの工夫を加えれば、各階級の修行者に適用する事が出来ようと思う。今日はまだ第一巻だけしか公にしていないが遠からず第二巻も出すつもりである。教えるためばかりでなく教員自身の修養のためにも精読して貰いたい。
かくして、柔道が技術ばかりでなく、一般的に人間として必要な修養の方法と認められるようになれば、今日のようにある年齢であっても特にそういうことに趣味をもっているものばかりではなく、今いっそう一般的に行われるようになるに相違ない。遂には、特殊の人の柔道でなく、国民の柔道となることが出来よう。(嘉納・著作集第2巻275~279頁)

Commenti
Posta un commento
Fai sentire la tua opinione: dicci che ne pensi!