Lo studio intero è corposo, e la versione originale può essere consultata qui.
Ho tradotto lo studio dalla parte III in poi per due motivi: il primo è che la parte II discute temi relativi alla dottrina buddhista e neoconfuciana molto complessi che richiederebbero uno volume di commento a parte per evitare di essere travisati. Il secondo è che la parte che riguarda il tema in questione è sviluppata prevalentemente dalla parte III in poi. Spero di poter preparare una versione intera con il necessario commento in tempi ragionevoli.
Nota alla traduzione
Questa
è una traduzione integrale della ricerca di Kiryū Shūsaku, Murata Naoki, e Tōdō
Yoshiaki, preparata esclusivamente a scopo educativo. Tutti i diritti sono
riservati ai legittimi proprietari.
Ho
mantenuto in originale i termini tecnici per i quali una resa italiana
rischierebbe di sovrapporre categorie moderne al lessico della fonte, in
particolare 本體 (hontai), 気/氣 (ki), 空機, 真空, 赫機, 心氣, 事理 e
i nomi dei kata e dei waza. Per una discussione dettagliata di Hontai e ki nel
contesto del Kitō ryū, si veda lo studio in due parti pubblicato sui numeri 66
e 67 del Kano Society Bulletin.
Le
incertezze sono marcate nel testo nel modo seguente:
•
[NOTA DEL
TRADUTTORE]:
precisazione necessaria per evitare che una mia scelta interpretativa venga
confusa con l’affermazione degli autori.
Studio sulla strategia di Kanō Jigorō per la diffusione dei kata
Con particolare attenzione allo sviluppo dal «kata del Kitō-ryū» al Koshiki-no-kata
Kiryu Shūsaku – Murata Naoki – Tōdō Yoshiaki
Budōgaku Kenkyū / Research Journal of Budo, 45(2), 2012, pp. 119–133.
III. Il «Kitō-ryū-no-kata» e le sue caratteristiche
Il Kitō-ryū richiedeva non di restare vincolati ai
gesti esteriori, ma di mantenere una disposizione coraggiosa e non contaminata
e di trattare il kūki 空機 dell’unità di Cielo e Terra. Questa condizione
era hontai; i kata costituivano il metodo concreto di allenamento per
raggiungerla.
Le quattordici forme furono create all’epoca di
Terada Masashige. Nel Jin no maki ne erano registrati soltanto i nomi,
senza descrizione delle modalità di esecuzione. Anche il Tōkashū, opera
rappresentativa del Kitō-ryū dell’inizio del XVIII secolo, registra i nomi ma
non ancora la procedura di ciascuna tecnica. Esso spiega però lo scopo delle
quattordici forme:
「取形・所作を以て気を導くといへども,人を制する業ゆへ,弥人欲をはなれがたくして,其業に一生括られ,克己に至ること及がたし。是以て,正重己に勝,私に勝,人欲に勝て,我を放れ放るゝ道を早く得させん事を工夫し,五巻の書を編み,十四形の取形をもって,心氣を顕はし躰の直き事を教へ,静にして柔か成る所を教ゆ。是神の妙也。静なる内より速き事を生じ,和らかなる所より強き事生ず。是柔は強を根とし,強きは柔を根にする故也」[34]
Traduzione: «Benché attraverso le forme
e i gesti si guidi [michibiku導く, indicare il percorso da seguire, condurre, n.d.T.] il ki [la propria attenzione e attenzione,
n.d.T.], trattandosi di tecniche per controllare un’altra persona diventa ancor
più difficile allontanarsi dai desideri umani; si resta legati per tutta la
vita alla tecnica e diventa difficile giungere alla vittoria su sé stessi. Perciò Masashige escogitò un metodo per far
conseguire rapidamente la via del vincere sé stessi, l’interesse personale e i
desideri umani, lasciando andare il sé; compilò cinque rotoli e, mediante le
quattordici forme, insegnò a manifestare shinki, a mantenere retto il
corpo e a divenire quieti e morbidi. Questa è la meraviglia del numinoso. Dalla
quiete nasce la rapidità, dalla morbidezza nasce la forza: poiché il morbido ha
il forte come radice e il forte ha il morbido come radice.»
Gli autori osservano che, progressivamente, le
fonti iniziano così a registrare non soltanto i movimenti, ma anche
l’atteggiamento e il significato dei kata. I kata erano stati creati
originariamente per guidare il ki, ma, essendo al contempo tecniche per
controllare un altro essere umano, potevano portare il praticante a fissarsi
sulla vittoria e impedirgli di conseguire kokki 克己,
il dominio di sé. Attraverso le quattordici forme e i cinque rotoli veniva
quindi insegnato a rivolgersi ai principi sottostanti ai movimenti: 心
sarebbe la base del trattamento del ki, la quiete la radice della
rapidità e il morbido la radice del forte.
La sezione Kitō-ryū Jūjutsu Torikata no Taishi
del Kitō-ryū Jūjutsu Kiroku Zen descrive il contenuto e l’atteggiamento
delle quattordici forme e delle sette forme mudan, permettendo di
ricostruire metodo e significato dell’allenamento.
Le quattordici forme sono: 體 (Tai),
夢中 (Muchū), 力避 (Ryokuhi),
水車 (Mizuguruma; nella fonte antica ミツクルマ),
水流 (Mizunagare; nella fonte antica ミツナカシ),
引落 (Hikiotoshi), 虚倒 (Kodare;
nella fonte antica ムナタヲシ), 打碎 (Uchikudaki), 谷落 (Taniotoshi),
車倒 (Kurumadaore), 錣取 (Shikorodori),
錣返 (Shikorogaeshi), 夕立 (Yūdachi),
瀧落 (Takiotoshi). Le sette mudan sono 身碎, 車反, 水入, 柳雪, 坂落, 雪折 e
岩波.
Quanto al numero delle forme, la fonte afferma:
「本ヨリ當流ハ極意ニ至リテモ傳計ニテ十四ノ形ト無段七ツ此外ハ形ハ無シ。変化シテ五十共百共千共極リナシ。此數極ラヌ處ニ微妙之真理アリ」[47]
Traduzione: «Nella nostra scuola, fin dall’origine e persino
fino al gokui, la trasmissione comprende soltanto le quattordici forme e
le sette mudan: oltre a queste non vi sono altre forme. Esse si
trasformano in cinquanta, cento, mille variazioni senza limite. Proprio nel
punto in cui il numero non può essere fissato risiede il sottile vero
principio.»
La scuola possedeva dunque soltanto ventuno forme,
ma la loro trasformazione illimitata conteneva un principio tecnico non
esprimibile compiutamente a parole.
Si legge inoltre:
「當流ハ十四ノ形ヲ此體一ツニ捕ル心ナリ。故稽古始ニハ體一ツヲ捕ル也」[48]
Traduzione: «Nella nostra scuola l’intendimento è di
ricondurre le quattordici forme a questa sola Tai. Perciò, all’inizio
dell’allenamento si prende/pratica soltanto Tai.»
Il Kitō-ryū attribuiva quindi particolare
importanza alla prima forma, Tai.
La descrizione della tecnica è:
「互ニ禮ヲスル立八寸ノ身眼色顔形惣躰ヲ荒クセズ,如何ニモ柔和ニシテ□ヲ落シ,丹田ヲ持チ,虚躰トナリテ立居ル受方ヨリ腹之所ト脊ノ所之上帯ヲ持テ横之方ヘ引ク。捕リ方引クニ乘リ込,左ノ手ニテ向フ之後ノ上帯ヲ持チ,右ノ手ヲ向フ之頭ノ上ヘ上ケテ右ノ足ヲ折,左ノ足ヲ立,腹氣ト空機ニテ落ス」[49]
Traduzione: «I due si salutano. Stando [a distanza/assetto di]
otto sun, non si rende
ruvido/aggressivo l’aspetto complessivo del corpo, dello sguardo, del colorito
e del volto; ci si mantiene quanto più morbidi possibile, si abbassa [testo
illeggibile], si mantiene il
tanden e si sta in un corpo vuoto (kyotai). Uke afferra la
cintura superiore di tori davanti all’addome e dietro la schiena e tira
lateralmente. Tori entra seguendo la trazione, afferra con la sinistra la parte
posteriore della cintura superiore di uke, porta la destra sopra la testa di
uke, piega la gamba destra, mantiene eretta la sinistra e lo fa cadere mediante
haraki 腹氣 e kūki空機.»
Gli autori riassumono la tecnica spiegando che,
dopo il saluto, tori mantiene il tanden, elimina la forza diretta in
avanti e segue la trazione laterale di uke; afferra la cintura posteriore con
la sinistra, solleva la testa di uke con la destra e, appoggiando il ginocchio
destro, lo fa cadere all’indietro. Nel momento della proiezione viene richiesto
di raccogliere il ki nel tanden e di unificare il proprio ki
con quello di Cielo e natura. I gesti di Tai esprimerebbero quindi il
principio di vincere senza opporsi alla forza altrui e, attraverso tali gesti,
mirerebbero a un uso del ki capace di armonizzare il ki
individuale con quello di Cielo e natura.
Per l’allenamento delle quattordici forme, la
fonte afferma:
「十四之形ハ定テ不レ定自然ニ應シテ変化スル也。又変化ノ時モ色々ノ顔ヤ又躰ヲ強ク不レ遣柔和ニシテ手先キニテ不投皆心氣ニテ投ルナリ。又取合ノ内ニ□フ事不レ宣。唯摺リ足ナリ。□フト呼吸□フ也。又掛声セス。掛声モ呼吸ニ障ルナリ」[50]
Traduzione: «Le quattordici forme sono stabilite e tuttavia
non fissate: cambiano rispondendo spontaneamente alla natura/circostanza. Anche
nel cambiamento non si rende rigido né il volto né il corpo; si resta morbidi,
non si proietta con la sola estremità delle mani, ma tutto viene proiettato
mediante shinki 心氣. Durante il confronto non
è opportuno [testo illeggibile]. Si usano soltanto passi strisciati. [testo
illeggibile]. Non si emettono grida; anche le grida disturbano la
respirazione.»
Gli autori spiegano che le quattordici tecniche
devono trasformarsi in risposta alla situazione; durante tali trasformazioni
volto e corpo restano morbidi, non si esegue una proiezione puramente di
braccia e si proietta mediante shinki. Gli spostamenti avvengono con suriashi
e non si usano kakegoe, poiché questi turbano il respiro. Per
raggiungere hontai sarebbe quindi importante, oltre ad allenare il tanden,
non perturbare la respirazione durante lo scontro. Tali precetti sono messi in
relazione con il fatto che i kata del Kitō-ryū erano concepiti per lo yoroi
kumiuchi: in armatura pesante sarebbero stati poco realistici passi che
rendessero instabile il corpo o grida capaci di turbare la respirazione.
I kata non avevano dunque il solo scopo di
insegnare la meccanica corporea necessaria a proiettare l’avversario, ma anche
il rentan necessario al trattamento del ki e l’eliminazione delle
perturbazioni nei passi e nella respirazione. Il significato dei kata nel
Kitō-ryū risiedeva, secondo gli autori, nel ripetere i movimenti tecnici fino a
eliminare irrigidimenti e disordine di respirazione e spostamento, acquisendo
infine il trattamento del ki che costituiva il fondamento della
trasformazione libera delle tecniche.
Le sette forme mudan
Quanto
all’origine di mudan 無段,
la fonte afferma:
「無段トハ何ノ手段モ無クト云フ儀ナリ」[51]
«Mudan
significa “senza alcuna interruzione”.»
Il
solo passo non basta però a chiarire il termine. Nel Tōkashū si legge:
「裏七形を不取段といふこと,不断修行に気の段をとらぬという儀なり。勝負の業にも自然と叶ふ事なり」[35]
Traduzione:
«Il fatto che le sette forme posteriori siano dette futori-dan [o fushu
dan, lettura incert] significa che, in una pratica ininterrotta, non si
prendono/interpongono “gradini” nel ki. Ciò si accorda naturalmente
anche con la tecnica del combattimento.»
Gli
autori interpretano quindi mudan come un metodo nel quale le tecniche
vengono applicate consecutivamente senza creare una cesura nel ki,
adatto al combattimento reale.
Per ryūsetsu 柳雪 si legge:
「右ノ手ノ人差指刎上ケテ向フエ運ンテ行キ,直ニ水車ノ如ニ分レル。夢中ノ分レ口ト水車ノ分レ口同様何レニテモ其時ニ應シテ投ル」[52]
Traduzione:
«Si solleva con uno scatto l’indice della mano destra e ci si porta verso
l’avversario; immediatamente ci si separa come in Mizuguruma. Il modo di
separarsi di Muchū e quello di Mizuguruma sono uguali: si
proietta con l’uno o con l’altro secondo ciò che richiede il momento.»
La
decisione sulla proiezione viene dunque lasciata a tori, che deve scegliere
secondo la situazione fra Muchū e Mizuguruma.
Nella
sezione «有形無形有吸無吸一呼吸氣ノ間之事» si legge:
「譬敵ヨリ大急ニ掛ル共先ツ氣ヲ丹田ヘ落シ治メテ後ニ変ニ應ル也。當流ノ修行ハ心氣ノ修行故専和ラカニ取ル事肝腰ナリ」[53]
Traduzione: «Anche
se, per esempio, l’avversario attacca con estrema rapidità, anzitutto si lascia
cadere e si stabilizza il ki nel tanden, e soltanto dopo si
risponde alla trasformazione. Poiché la pratica della nostra scuola è pratica
di shinki, il punto essenziale è prendere/agire soprattutto con
morbidezza.»
Gli
autori ritengono che le sette forme mudan fossero concepite come
allenamento di shinki per un combattimento rapido e deciso, nel quale è
essenziale stabilizzare innanzitutto il ki nel tanden e poi
rispondere al cambiamento.
nokoriai残合
Gli autori passano
quindi a 残合, metodo di
allenamento attestato anche nel Kitō-ryū Suzuki-ha [16] e considerato
probabilmente diffuso all’interno della scuola.
La
fonte afferma:
「残合之事是ハ此術之穿鑿合ニテ十四之形ヨリ敵ノ変ノ自然ニ應シテ変化スルナリ……又変化モ無理ナル業スル事ナシ。併勝負合ハ格別之事ニテ荒クモ和ラカニモ其技不レ極自然ニ應スル也」[53]
Traduzione: «Il nokoriai
残合 consiste in un
reciproco approfondimento/esame di quest’arte: a partire dalle quattordici
forme, si cambia rispondendo spontaneamente alle trasformazioni
dell’avversario. […] Anche nelle trasformazioni non si compiono tecniche
forzate. Il shōbu-ai 勝負合 è invece cosa
distinta: sia in modo vigoroso sia morbido, non si fissa la tecnica ma si
risponde spontaneamente.»
残合 consisteva quindi
nel provare reciprocamente le tecniche, variando senza forzature a partire
dagli attacchi e dalle difese stabiliti nei quattordici kata. Anche 勝負合 ammetteva
trasformazioni, con un certo grado di maggiore rudezza. Tuttavia, anche al
livello del gokui, le quattordici forme restavano centrali e 残合 era considerato
soltanto un complemento ai kata.
Il Tōka Mondō
spiega il motivo:
「唯取形ヲスル人,請立ノ人,同気ニ成テ,共ニ己ヲ磨ク分也。然ドモ,折々其残ルベキ道理ヲ見テ残リ,勝気ヲ制シ,偏倚スル処ヲ顕シ,虚実ヲ知ラスル取形也……取形ヲ以テ争フ故ニ,人欲離レズ,血気ノ増スヲ,丈夫ト見テ誉ソヤス故ニ,師ノ血気ヲ請テ,人相イカツク,行跡見苦敷,他ヲ誹リ,人ヲ嘲リ,己ニ誇ル心有リ……己ガ人欲ニ克テ,温潤ノ仁徳具リ,虚無ニ至テハ,何ゾ請立ノ残ル事ヲ得ンヤ」[36]
Traduzione: «Chi esegue il torikata
e chi assume il ruolo di uketachi diventano dello stesso ki e, in
questa misura, entrambi affinano sé stessi. Tuttavia, di volta in volta [il
metodo] fa “restare” quando il principio richiede che si resti, controlla lo
spirito di vittoria, manifesta i punti nei quali si devia o ci si inclina e fa
conoscere kyo e jitsu: questo è il torikata. […] Poiché si
finisce per competere servendosi del torikata, non ci si libera dai
desideri umani; l’aumento del kekki 血気 [sangue-ki, un
termine tecnico del linguaggio della medicina cinese tradizionale, in cui
sovente sangue e ki vengono accomunati, n.d.T.] viene scambiato per virilità e
lodato. Di conseguenza i discepoli ricevono il kekki del maestro,
assumono un aspetto feroce e un comportamento sgradevole, denigrano gli altri,
li deridono e coltivano l’orgoglio di sé. […] Se invece si vincono i propri
desideri, si acquisisce la benevola virtù della mitezza e si giunge al kyomu
虚無, come potrebbe
rimanere qualcosa nel ruolo di uketachi?»
Secondo gli autori, 残合 mirava ad acquisire
tecniche conformi al principio e a controllare il desiderio di vincere. Il
testo critica però il circolo vizioso per cui il praticante, nel combattimento
derivato dai kata, si fissa sul desiderio di proiettare; un maestro immaturo elogia
allievi che applicano tecniche con forza bruta e kekki, e questi
diventano sempre più aggressivi e sgradevoli.
Pur essendo nato
come metodo pratico del Kitō-ryū, 残合 rimaneva
un’estensione degli scambi presenti nei kata, e il primato spettava ai kata
stessi. Nei kata del Kitō-ryū venivano proibite le grida e incoraggiato il suriashi,
con l’intento di concentrare l’attenzione sul tanden ed eliminare
perturbazioni della respirazione. Lo scopo era giungere a trattare il ki
separandosi dai gesti della forma; in altri termini, conseguire la via del
distacco dal desiderio egoico.
IV. La posizione di Kanō sul «Kitō-ryū-no-kata»
Dopo la morte di Iso Masatomo del Tenjin
Shin’yō-ryū, Kanō iniziò nel 1881 (Meiji 14) a studiare Kitō-ryū con Iikubo
Tsunetoshi e riconobbe differenze fra le modalità di applicazione del Kitō-ryū,
destinato allo yoroi kumiuchi, e quelle del Tenjin Shin’yō-ryū,
praticato in abiti ordinari. Anche dopo aver fondato il Kōdōkan jūdō nel 1882,
Kanō continuò a studiare il Kitō-ryū; nel 1883 ricevette il menkyo kaiden
e tutti i densho da Iikubo.
Questa sezione esamina la posizione di Kanō sul Kitō-ryū-no-kata
dalla fondazione del Kōdōkan alla tarda era Taishō, considerando in successione
i metodi didattici del primo Kōdōkan, il cambio di denominazione da Kitō-ryū-no-kata
a Koshiki-no-kata e la situazione della pratica dei kata nell’era Taishō.
Riguardo al metodo didattico dei primi anni, Kanō
ricordò su Sakō:
「亂取といふものは,形よりは實地,本當の試合であるから,興味が多い。それ故,形と亂取とを同じやうにやれば,多くのものは,亂取に身を入れて,形を閑却する恐がある。そこで,自分が講道館を起した當初には,形といふものは,之をきりはなしては殆んど敎へては居ない。亂取の合間々々に形を編み込んで敎へるといふ方針をとつた」[8]
Traduzione: «Il randori, rispetto al kata, è più vicino alla
pratica reale, a un vero confronto, e per questo suscita maggiore interesse. Se
dunque kata e randori vengono praticati allo stesso modo [come attività
separate], c’è il rischio che molti si dedichino al randori e trascurino i
kata. Perciò, quando fondai il Kōdōkan, quasi non insegnavo i kata
separatamente: adottai la politica di inserirli fra una fase di randori e
l’altra.»
Kanō cercava quindi di impedire che i praticanti
si concentrassero esclusivamente sul randori integrando i kata nella sua
pratica.
Quanto ai kata insegnati in quel periodo, Kanō
affermò:
「最初の中は,天神眞揚流又は起倒流の形を,昔のまゝで敎へて居たが,如何にも,各皆其の長所はあるが,それ丈では滿足が出來なりと考へ,先づ投の形を作つた」[9]
Traduzione: «All’inizio insegnavo i kata del Tenjin
Shin’yō-ryū e del Kitō-ryū così come erano stati tramandati anticamente. Ognuno
aveva certamente i propri pregi, ma ritenni che ciò non fosse sufficiente e per
prima cosa creai il Nage-no-kata.»
Nei decenni centrali dell’era Meiji Kanō condusse
attivamente ricerca e sperimentazione sui kata e ne creò diversi: fra essi il Shinken
Shōbu-no-kata per finalità marziali, il Nage-no-kata e il Katame-no-kata
per il randori, e il Jū-no-kata per finalità di educazione estetica e fisica.
Nel 1889 (Meiji 22), davanti al Ministro
dell’Istruzione e a numerose personalità riunite presso la Dai Nippon
Kyōikukai, Kanō tenne la conferenza «Jūdō ippan narabi ni sono kyōikujō no
kachi». Parlando del valore educativo del jūdō e del significato del Kitō-ryū-no-kata,
disse:
「今私ガコゝニ立ッテ居リマス所ヲ人ガ來テ投ゲヨウトシマスニハ必ズ前へ引クカ後へ押スカ致シテ體ヲ傾カセテソレカラ何カ技ヲ掛ケルデセウ。シカシ私ガ少シモ體ヲ崩サズ眞直ニ立ッタナリニ引カレゝバ引カレタ方ニ附イテ行キ押サレゝバ押サレタ方ニ寄ッテ行キシマスト先方デハ仕方ガ御座イマスマイ。然ルニ相手カラ何カ仕掛ケラレルト急ニ恐レテ其本體ヲ失ヒ體ヲ傾ケル所カラ容易ニ投ゲラレル様ニナルノデス。起倒流ノ形デハ此ノ本體ト云フ偏セザル體ヲ守ルコトヲ錬習サセマス」[10]
Traduzione: «Se qualcuno venisse qui dove mi trovo ora e
volesse proiettarmi, certamente mi tirerebbe in avanti o mi spingerebbe
indietro, inclinando il mio corpo, e solo allora applicherebbe una tecnica. Ma
se io non rompessi affatto la mia postura e restassi diritto, seguendo la
direzione nella quale vengo tirato e avvicinandomi nella direzione in cui vengo
spinto, l’altro non avrebbe modo di procedere. Invece, quando l’avversario
tenta improvvisamente qualcosa, ci si spaventa, si perde il proprio hontai
e si inclina il corpo: per questo si viene facilmente proiettati. Nel kata del
Kitō-ryū si allena proprio a mantenere questo corpo non inclinato, chiamato hontai.»
Kanō spiega dunque che, per proiettare facilmente
qualcuno, occorre spingerlo, tirarlo o sorprenderlo in modo da fargli perdere hontai
e inclinarne il corpo. Il Kitō-ryū-no-kata allena invece a mantenere una
postura non spezzata anche quando si viene spinti, tirati o improvvisamente
attaccati.
Kanō continua:
「一人ノモノガ相手ノ體ヲ或ル方向ニ傾カセヨウトシテ引イタリ押シタリシマスト相手ハ足蹈ミヲ仕替ヘテ體ノ安全ヲ保トウトシマセウ。ソコデ此方デハ相手ノ足蹈ミノ仕方ヲ豫メ測ツテ置イテ相手ガ次ニ足ヲ蹈ミ替ヘル時丁度其體ガ崩レル様ニ成ルヤウナ引キ方ヲ致シマス,ソウシマスト相手ノ體ハ危ク成リマスカラ相手ハ元ノ體勢ヲ回復シヨウトシテ必ズ又足ヲ蹈ミ替ヘマス。ソノ時此方デモ亦相手ノ動キ方ニ應ジテ動イテ参リマスト遂ニ相手ノ體ハ此方ガ少シデモ技ヲ掛ケレバ忽チ倒レル様ナ極ク剣呑ナ位置ニアリナガラ實際ニハマダ立ッテ居マスノデシテ,申シテ見ヨウナラ生マ殺トデモ云フ様ナ有様ニ成リマス。相手ヲソンナ風ニスルノハ體ヤ四肢ノ一種ノ作用デ出來ルモノデシテ,ソノ作用ハ矢張起倒流ノ形デ練習致シマス」[11]
Traduzione: «Quando qualcuno tira o spinge l’avversario
cercando di inclinarne il corpo in una certa direzione, l’avversario cambierà
la posizione dei piedi per conservare la sicurezza della propria postura. Si
prevede allora in anticipo come cambierà l’appoggio e, proprio nel momento in
cui sposta nuovamente il piede, lo si tira in modo che il corpo perda
l’equilibrio. Poiché il corpo diventa pericolosamente instabile, l’avversario
cercherà necessariamente di cambiare ancora il passo per recuperare la postura
originaria. Se in quel momento ci si muove nuovamente in accordo con il suo
movimento, alla fine il suo corpo, pur restando ancora materialmente in piedi,
si troverà in una posizione estremamente precaria, tale che basterà applicare
anche una minima tecnica per farlo cadere immediatamente: si potrebbe dire che
è in una condizione fra la vita e la morte. Portare l’avversario in tale
condizione è possibile mediante una determinata azione del corpo e degli arti,
e proprio questa azione viene allenata nel kata del Kitō-ryū.»
Kanō individuava quindi nel Kitō-ryū-no-kata
la possibilità di apprendere la teoria della proiezione consistente nel
mantenere il proprio hontai e spezzare quello dell’avversario.
Pur riconoscendo il valore dell’elevata teoria
della proiezione contenuta nel kata, Kanō riteneva che tale valore non potesse
essere sfruttato adeguatamente nell’educazione fisica scolastica. Disse:
「起倒流ノ形ハ投勝負中餘程高尚ナ理論ヲ實際ニ體ノ扱ヒテ練習致シマスノデスカラ素人ガ一寸見テモ何ゼアノ様ナコトヲ為ルノダカ譯ノ分ラヌコトガ多ク御座イマス……アノ形ハ投ノ理合ヒ丈ケヲ敎ヘマスガ勝負ノ法トシテ見レバ投ノ外ニ捕ヘタリ打ッタリ突イタリスルコトモ敎ヘナケレバナリマセヌ。ソレデハ體操ノ方法トシテ何ウ云フ缺點ガアルカト申シマスニ第一運動ノ種類ガ少ナク第二ニ僅カナ運動ヲ為スニ大層永イ時間ヲ取リマス。ソノ上,アノ形ヲ學校ノ生徒ナドニ遣ラセルニハ塲所ヲ取ッテ到底行ハレマセヌ」[12]
Traduzione: «Nel kata del Kitō-ryū si pratica concretamente,
mediante il corpo, una teoria assai elevata del confronto nelle proiezioni;
perciò, a una persona inesperta che lo osservi rapidamente, molte azioni
risultano incomprensibili. […] Quel kata insegna soltanto i principi della
proiezione, ma, se lo si considera come metodo di combattimento, oltre alla
proiezione bisognerebbe insegnare anche ad afferrare, colpire e percuotere di
punta. E quali difetti presenta come metodo di ginnastica? In primo luogo, la
varietà dei movimenti è ridotta; in secondo luogo, occorre moltissimo tempo per
eseguire un numero limitato di movimenti. Inoltre, se lo si facesse praticare
agli studenti nelle scuole, richiederebbe troppo spazio e sarebbe praticamente
impossibile eseguirlo.»
Kanō rilevava dunque diversi problemi
nell’introduzione del Kitō-ryū-no-kata nell’educazione scolastica: la
teoria e i movimenti risultavano difficili da comprendere ai non praticanti;
come metodo marziale era eccessivamente sbilanciato sulle proiezioni e non
comprendeva adeguatamente colpi e altre azioni; come esercizio fisico offriva
poca varietà, richiedeva molto tempo e necessitava di ampio spazio.
Il passaggio
da «Kitō-ryū-no-kata» a «Koshiki-no-kata»
Per il cambio di denominazione alla fine dell’era
Meiji, gli autori esaminano soprattutto la rubrica «Kōdōkan kiji» della rivista
Kokushi. Il numero 13 riferisce che il 20 settembre 1899, alle ore 9, il
professor Ladd della Yale University visitò il Kōdōkan e che «quel giorno lo
Shihan spiegò dettagliatamente la teoria del jūdō e le varie tecniche di
proiezione, atemi e controllo, ed eseguì personalmente il Kitō-ryū-no-kata»
[1]. Nel numero 27, pubblicato nel dicembre 1900, si riferisce inoltre che
durante una riunione di jūdō al Gakushūin del 10 novembre «il Kitō-ryū-no-kata
e il Kōdōkan Nage-no-kata furono eseguiti dai quinti dan Tomita Tsunejirō e
Nagaoka Hidekazu» [2], e che il 24 novembre, durante una riunione presso la
Higher Commercial School, «il Kitō-ryū-no-kata fu eseguito dai quinti
dan Tomita e Nagaoka» [3]. Fino al 1900, dunque, la denominazione Kitō-ryū-no-kata
era ancora in uso.
Due mesi dopo, nell’articolo sulla cerimonia
annuale del kagamibiraki del Kōdōkan del 13 gennaio 1901, il nome Kitō-ryū-no-kata
non compare più. Alla conclusione delle dimostrazioni si legge:
「師範は六段山下義韶を對手に,古式の形を演ぜられて式全く了れり」[4]
«Lo Shihan eseguì il Koshiki-no-kata con il sesto
dan Yamashita Yoshitsugu come partner, e con ciò la cerimonia ebbe termine.»
Gli autori ritengono quindi che nel 1901 Kanō
avesse mutato la denominazione da Kitō-ryū-no-kata a Koshiki-no-kata,
collocandolo come uno dei kata del jūdō.
La dimensione estetica
Negli anni finali dell’era Meiji, Kanō iniziò a discutere esplicitamente il
valore estetico dei kata. Nel 1911 propose come nuovo scopo del jūdō lo ishin hō慰心法, qui reso provvisoriamente come «metodo di ristoro/di consolazione tramite
il jūdō» Kanō scrisse:
「慰心法とは柔道を娯樂として修行する場合をいふ……業の巧拙等を味ひてこれを樂み得る素養ある人は,他人の勝負を見ても快樂を感ずるはまた當然のことなり。殊に名人の試合及起倒流扱心流の形,講道館五(イツツ)の形,柔(ジウ)の形の如きものに至りては,眞に勝負の形たる性質を離れ自ら美的情操を起こさしむるものにして,其の見る者に快樂を感ぜしむるや大なり」[13]
Traduzione: «Per ishinhō si intende il caso in cui si pratica il jūdō come
svago. […] Per chi possiede la preparazione necessaria per apprezzare e godere
dell’abilità o della goffaggine tecnica, è naturale provare piacere anche
osservando il confronto altrui. In particolare, quando si tratta di incontri
fra maestri, dei kata del Kitō-ryū e del Sekiguchi-ryū, dell’Itsutsu-no-kata
del Kōdōkan o del Jū-no-kata, questi si allontanano veramente dal carattere di
semplici forme di combattimento e suscitano spontaneamente un sentimento
estetico, procurando grande piacere a chi li osserva.»
Kanō sottolineava quindi non soltanto il lato marziale del Kitō-ryū-no-kata,
ma anche la sua bellezza raffinata e la capacità di coltivare una sensibilità
estetica, cercando così sia di incoraggiare la pratica dei kata sia di
suscitare interesse verso di essi.
Nel 1924, nella prefazione a Kime-no-kata di Murakami Kunio, Kanō
tornò sul problema. Fin dalla fondazione del Kōdōkan aveva raccomandato di
praticare insieme randori e kata, ma nell’era Taishō la maggior parte dei
praticanti continuava a privilegiare il randori. Scrive:
「柔道の技術的練習に形の必要なることは,恰も文章の稽古に文法の必要なるに比すべきであるのに,修行者の多くは亂取に身を入れて,形を閑却することを予は平素甚だ遺憾として居る」[14]
Traduzione: «Il kata è necessario all’allenamento tecnico del jūdō proprio come la
grammatica è necessaria all’esercizio della composizione; eppure molti
praticanti si dedicano al randori e trascurano i kata, cosa che da tempo
considero assai deplorevole.»
Kanō attribuiva la trascuratezza dei kata anche alla difficoltà di
ricordarne sequenze e regole:
「形は一定の順序法則に從つて練習することを要するが,その順序法則が込入つて居て忘れ易いからである。依てその順序法則を分り易く説明したものが,久しく世間から渇望されて居た。その充たす為に,先年雑誌『柔道』及『有効の活動』に重なる形の解説を連載したのである」[15]
Traduzione: «I kata devono essere praticati secondo un ordine e determinate regole, ma
tali regole di sequenza sono complesse e facili da dimenticare. Da molto tempo
il pubblico desiderava quindi una spiegazione facilmente comprensibile di tali
sequenze e regole. Per soddisfare questa esigenza, negli anni scorsi pubblicai
a puntate nelle riviste Jūdō e Yūkō no Katsudō spiegazioni dei
principali kata.»
Kanō riteneva pertanto che uno dei motivi della trascuratezza fosse la
mancanza di testi adeguati e cercò di migliorare la situazione presentando i
kata sulle riviste del Kōdōkan e pubblicandone le spiegazioni.
V. Differenze fra il «Kitō-ryū-no-kata» e il Kōdōkan
«Koshiki-no-kata»
Nella tarda era Taishō, per promuovere la pratica
dei kata, Kanō continuò a presentarli nelle riviste del Kōdōkan. Fra il 1921 e
il 1922 Murakami Kunio pubblicò a puntate in Yūkō no Katsudō la serie
«Jūdō kata kaisetsu», nella quale illustrò il Koshiki-no-kata.
Murakami scrive:
「起倒流の形を講道館では古式の形と稱するのであります。それでいふまでもなく,これは講道館で出来た形ではありません。併し幾分か嘉納先生が改良された點もあります。私は先生の御敎に從つて説明して見ます」[19]
Traduzione: «Al Kōdōkan chiamiamo Koshiki-no-kata il kata
del Kitō-ryū. Va quindi da sé che non si tratta di un kata
creato al Kōdōkan. Vi sono però alcuni punti che Kanō-sensei ha migliorato. Li
illustrerò seguendo il suo insegnamento.»
Secondo gli autori, il Koshiki-no-kata può quindi
essere considerato il Kitō-ryū-no-kata al quale Kanō applicò alcuni
miglioramenti in funzione della propria strategia di diffusione del jūdō.
Lo studio confronta il Kitō-ryū-no-kata
descritto nel Kitō-ryū Jūjutsu Torikata no Taishi, contenuto nel Kitō-ryū
Jūjutsu Kiroku Zen, con il Koshiki-no-kata della serie «Jūdō kata
kaisetsu». Poiché la descrizione di Murakami non contiene Shikorodori né le
sette tecniche ura, il confronto tecnico dettagliato riguarda le
tecniche dell’omote eccetto Shikorodori.
Differenze nei nomi
Quattro
tecniche mantengono gli stessi caratteri ma cambiano lettura:
•
夢中: ムチウ → ユメノウチ (Muchū → Yume-no-uchi);
•
水流: ミツナカシ → ミズナガレ; [nota del traduttore: in realtà la
lettura è identica, ma sovente nell’epoca Edo e nella prima parte dell’epoca Meiji
il nigori veniva omesso, di modo che il lettore leggeva mitsu ミツo mizu ミズ a seconda
del contesto]
•
虚倒: ムナタヲシ → コダオレ; [munadaoshi – kodaore]
•
車倒: クルマタヲシ → クルマタオレ. [kurumadaoshi – Kuruma taore]
Una
tecnica cambia grafia: 引落 → 曳落.
In totale, cinque delle quattordici tecniche presentano dunque differenze
nominali.
Differenze nel saluto
Nel
Kitō-ryū-no-kata si saluta prima della prima tecnica (Tai) e dopo
la quattordicesima (Takiotoshi), e nuovamente prima della prima mudan
(Mikudaki) e dopo la settima (Iwanami).
Nel
Koshiki-no-kata, dopo la quattordicesima tecnica dell’omote, Murakami
scrive:
「終りて双方形を始める元の位置に徐かに立戻り,敬禮して形を終るのである。若しも裏をも行ふ場合には再び體と同じ位置を取るのであるが,表だけをとる場合には,これで終結する譯である」[20]
Traduzione:
«Terminato [l’omote], entrambi ritornano lentamente alla posizione iniziale
dalla quale avevano cominciato il kata, si salutano e concludono. Se si esegue
anche l’ura, si riprende invece la stessa posizione assunta per Tai;
se si esegue soltanto l’omote, il kata termina qui.»
Esistevano
quindi due possibilità: concludere e salutarsi dopo le quattordici forme dell’omote,
oppure ritornare alla posizione iniziale di Tai e proseguire con le
sette ura. Kanō riunì le quattordici forme e le sette mudan del
Kitō-ryū nelle ventuno tecniche del Koshiki-no-kata, ma conservò la possibilità
di salutare dopo le quattordici o soltanto dopo tutte le ventuno. Gli autori vi
vedono l’intenzione di rispettare, anche nel Koshiki-no-kata, la tradizione del
Kitō-ryū secondo cui le quattordici e le sette mudan erano forme con
finalità differenti.
Quanto
alla posizione di tori e uke durante il saluto, nel Kitō-ryū-no-kata si
legge:
「貴人是前ニテ捕ル時ハ貴人右之方受方左リ方捕リ方ト可心得也」[55]
Traduzione: «Quando
si esegue davanti a una persona di rango, si deve intendere che, dal punto di
vista della persona di rango, uke sta a destra e tori a sinistra.»
Nel
Koshiki-no-kata si legge invece: «tori sta a destra rispetto al jōseki,
uke a sinistra» [21]; osservando dal jōseki, ciò significa nuovamente
uke a destra e tori a sinistra. Le espressioni differiscono, ma il rapporto
spaziale è lo stesso.
Confronto tecnico
Prendendo
come esempio la prima tecnica, Tai, nel Koshiki-no-kata Murakami scrive
che uke «cammina tranquillamente avvicinandosi a tori; la velocità è tale che
le mani quasi non oscillino e la pianta dei piedi sfiori leggermente il tatami
[…] quindi compie un respiro e calma il ki» [22]. L’attenzione al ki,
al suriashi e alla respirazione coincide con il Kitō-ryū-no-kata.
Quando
uke cerca di tirare tori verso la propria anca posteriore e proiettarlo,
Murakami spiega:
「捕は引かれるその力に順應しつゝ左脚を受の後に運び,姿勢を崩さず體を運び,左手を受の後腰にあて,右手は受の左胸の上部にあて,左手をあてた處を支點として右手で受の體を受の後におし制します」[23]
Traduzione:
«Tori, adeguandosi alla forza con cui viene tirato, porta la gamba sinistra
dietro uke e muove il corpo senza spezzare la postura; posa la mano sinistra
sulla parte posteriore della vita di uke e la destra sulla parte superiore
sinistra del suo torace e, facendo del punto di appoggio della sinistra un
fulcro, con la destra controlla il corpo di uke spingendolo all’indietro.»
Nel Kitō-ryū-no-kata
Tai, tori solleva la testa di uke con la mano destra; nel
Koshiki-no-kata, invece, la destra viene premuta sul torace di uke per romperne
la postura.
Gli
autori affermano esplicitamente:
「同様の変化は曳落や夕立などにも見られており,鎧組討の起倒流の頃は相手の首を制して投げることが有効な手段だったと言えよう。」
Traduzione:
«Cambiamenti analoghi si osservano anche in Hikiotoshi e Yūdachi; si può
ritenere che, nel Kitō-ryū dell’epoca dello yoroi kumiuchi, controllare
il collo dell’avversario per proiettarlo fosse un mezzo efficace.»
Essi
osservano inoltre che il Koshiki-no-kata utilizza spiegazioni meccaniche quali
«facendo del punto sul quale è posta la mano sinistra il fulcro», elemento che
lo distingue dalla descrizione antica del Kitō-ryū.
Tabella.
Confronto fra il «Kitō-ryū-no-kata» (1836) e il «Koshiki-no-kata» (1921–22)
|
N. |
Kitō-ryū-no-kata: differenza descritta |
Tecnica |
Koshiki-no-kata: differenza descritta |
|
1 |
La mano destra viene posta sulla testa di uke; uke viene fatto cadere
mediante haraki 腹氣 e 空機. |
體
(Tai) |
La mano destra viene appoggiata al torace di uke; aprendo entrambe le
mani, tori lo fa cadere. |
|
2 |
La mano sinistra afferra la cintura posteriore di uke. |
夢中 (Muchū → Yume-no-uchi) |
La mano sinistra spinge verso l’alto la parte posteriore della vita di
uke. |
|
3 |
Si proietta appoggiando il ginocchio destro. |
力避
(Ryokuhi) |
Stessa indicazione: proiezione appoggiando il ginocchio destro. |
|
4 |
La destra afferra il polso destro di uke e la sinistra il gomito destro;
mantenendo le prese, tori sacrifica il corpo e proietta. |
水車
(Mizuguruma) |
La destra afferra la parte superiore del braccio sinistro di uke e la
sinistra viene posta sulla parte posteriore destra della sua vita; mantenendo
le prese, tori sacrifica il corpo e proietta. |
|
5 |
La sinistra passa dalla spalla sinistra di uke verso la parte anteriore
destra del collo; tori entra col piede sinistro, appoggia il ginocchio destro
e lo tira giù mediante l’addome. |
水流
(Mizunagare) |
La sinistra preme sul gomito sinistro di uke; tori appoggia il ginocchio
destro e proietta facendolo ruotare lateralmente. [ambiguo:
横転させる
è reso come “far ruotare lateralmente”.] |
|
6 |
Uke avanza col piede destro e tenta di afferrare qualcosa alla vita di
tori; tori prende il polso destro di uke con la sinistra e con la destra
scende dalla sommità del capo di uke «insieme al 空機», tirandolo giù. |
引落
→ 曳落
(Hikiotoshi) |
Uke avanza col piede destro, porta la destra alla vita sinistra di tori e
la sinistra sul suo braccio destro tentando di torcerne il corpo; tori
afferra il polso destro di uke con la sinistra e il gomito destro con la
destra e lo tira giù. [ambiguo:
腰のもの
nel testo del 1836 è volutamente tradotto in modo non specifico.] |
|
7 |
Tori porta il piede sinistro dietro il destro di uke e, controllando il
petto e la cintura anteriore, lo spinge e lo fa cadere all’indietro. [ambiguo:
la tabella originale presenta un evidente ripetizione non voluta nella
distribuzione delle mani.] |
虚倒
(Munataoshi → Kodare) |
Tori porta il piede destro dietro il sinistro di uke, inserisce il
braccio destro fra le sue braccia e con la sinistra spinge la cintura
anteriore, facendolo cadere all’indietro. |
|
8 |
Si proietta nella direzione opposta a Munataoshi/Kodare, verso il
retro-destra. |
打碎
(Uchikudaki) |
Tori porta il piede sinistro dietro il destro di uke, spinge la vita
destra di uke con la destra, abbraccia con la sinistra la parte anteriore
sinistra della vita e lo fa cadere all’indietro. |
|
9 |
La destra afferra il polso destro di uke; la sinistra viene portata al
collo e, sacrificando il corpo all’indietro, tori proietta. |
谷落
(Taniotoshi) |
Tori porta il piede sinistro dietro il destro di uke, afferra il polso
destro con la destra e abbraccia con il braccio sinistro la parte anteriore
della vita, proiettando all’indietro. |
|
10 |
Tori porta il piede sinistro dietro il destro di uke e lo fa cadere
all’indietro in modo analogo a 虚倒. |
車倒
(Kurumataoshi/Kurumadaore) |
La sinistra viene posta sulla parte posteriore della vita di uke e la
destra sul basso addome; sacrificando il corpo, tori proietta uke oltre il
proprio corpo. |
|
11 |
La sinistra afferra il polso sinistro di uke, la destra si appoggia alla
sua spalla destra e, mediante l’addome, tori lo tira giù all’indietro. |
錣取
(Shikorodori) |
Nessuna descrizione nel testo di Murakami utilizzato dagli autori. |
|
12 |
La destra afferra il bavero di uke, la sinistra la cintura anteriore e
tori lo tira giù all’indietro. |
錣返
(Shikorogaeshi) |
La destra viene posta sulla spalla destra di uke; spingendo il suo corpo
in avanti da dietro con entrambe le gambe, tori usa la destra per tirarlo
all’indietro e farlo cadere. |
|
13 |
La destra viene posta sulla nuca di uke; la sinistra afferra il suo polso
destro; tori appoggia il ginocchio sinistro e lo tira giù mediante l’addome e
kūki空機. |
夕立
(Yūdachi) |
Il braccio sinistro di uke viene contenuto sotto l’ascella sinistra di
tori; la destra di tori afferra il bavero di uke; appoggiando il ginocchio
sinistro, tori lo tira giù. |
|
14 |
La sinistra afferra il polso destro di uke e tira; quando uke scende,
tori entra, afferra con la sinistra la cintura posteriore e sacrifica il
corpo per proiettare; dopo la proiezione i due si salutano. |
瀧落
(Takiotoshi) |
La sinistra afferra la parte posteriore della vita di uke e la destra il
bavero; tori sacrifica il corpo e proietta. Se si prosegue con l’ura
non si esegue il saluto reciproco; se si conclude con il solo omote,
ci si saluta. |
Cambiamenti
nella sequenza delle tecniche
Gli autori osservano inoltre che, pur mantenendo i
nomi, alcune tecniche hanno scambiato contenuto e posizione.
Per la nona tecnica, Taniotoshi, nel
Kitō-ryū si legge:
「立居ル所へ後ヨリ両肩ヲ両手ニテ突ク所ヲ前ヘウツムキ和ラカニ身ヲチゝミ後ヘ振□リ分レル。一文字ニ本象ハ突レルト後へ身ヲ授ケ右ノ手ニテ右ノ手首ヲ持左向フノ首へ掛ケ共ニ中返スル又後へ身ヲ授ケ大キクナリテ左ノ手首へ掛ケ横分レニ前へ投ル」[56]
Traduzione:
«Mentre si è in piedi, uke spinge da dietro entrambe le spalle con le due mani;
tori si inclina in avanti, contrae dolcemente il corpo e si separa ruotando
all’indietro [testo illeggibile: 振□リ]. Quando viene spinto direttamente, cede il corpo
all’indietro, afferra con la destra il polso destro, porta la sinistra al collo
dell’avversario e insieme ruotano verso il centro; poi cede nuovamente il corpo
all’indietro, si amplia e, portandosi al polso sinistro, proietta in avanti con
una separazione laterale.»
Gli autori lo interpretano come una tecnica nella
quale tori evita la spinta alle spalle proveniente da dietro, si volta a
fronteggiare uke e lo proietta mediante un sutemi laterale.
Nel Koshiki-no-kata, invece, la nona Taniotoshi
è descritta così: uke si avvicina da dietro e tenta di spingere tori in avanti;
tori afferra il polso destro di uke con la destra, inserisce il piede sinistro
dietro uke e lo abbraccia davanti alla vita con il braccio sinistro, rompendone
la postura all’indietro; dopo averlo portato «sull’orlo di un precipizio», posa
il ginocchio sinistro e poi il destro vicino al tallone e, lasciando le mani,
fa cadere uke come «in una valle di mille hiro» [24]. Questa tecnica
differisce dal Taniotoshi del Kitō-ryū.
La decima tecnica, Kurumadaore, nel
Kitō-ryū è descritta:
「立居ル谷落ノ通リ身ヲチゝミ後へ左ノ足ヲ入虚倒ノ通リニシテ落ス」[57]
Traduzione: «Stando in piedi, si contrae il corpo come in Taniotoshi,
si porta il piede sinistro dietro e si fa cadere [uke] come in Munataoshi/Kodare.»
Gli autori la interpretano come una tecnica nella
quale tori evita la spinta da dietro, afferra il polso destro e, appoggiando il
ginocchio destro, fa cadere uke all’indietro; essa assomiglia alla Taniotoshi
del Koshiki-no-kata.
Nella Kurumadaore del Koshiki-no-kata,
quando uke tenta di spingere tori da dietro, tori:
「即座に受の攻撃を判斷し,順應制勝の妙技を表はす,則ち押さるゝまゝに引かるゝまゝに己の體を受の前にすて左手を受の後腰にあて,右手を受の下腹部にあて,押して前に傾く受の體勢を利用し,それを助長して,左手にて崩しを加へ,受が支ふるを得ずして前に轉倒するや,右手は更に之を助長して受をして全く捕を越えて轉倒し終わらしむ」[25]
Traduzione: «Giudica immediatamente l’attacco di uke e
manifesta la sottile tecnica del vincere adattandosi. Lasciandosi spingere come
viene spinto e tirare come viene tirato, getta il proprio corpo davanti a uke,
pone la sinistra sulla parte posteriore della sua vita e la destra sul basso
addome; sfrutta e accentua la postura di uke inclinata in avanti dalla spinta,
aggiunge il kuzushi con la sinistra e, quando uke non è più in grado di
sostenersi e comincia a cadere in avanti, accentua ulteriormente il movimento
con la destra, facendolo infine rovesciare completamente oltre il corpo di
tori.»
Gli autori la interpretano come una tecnica nella
quale tori non si oppone alla spinta da dietro, sacrifica il proprio corpo e
usa entrambe le mani per proiettare uke oltre di sé. Essa assomiglia al Taniotoshi
del Kitō-ryū. Uno scambio analogo viene riscontrato fra la settima tecnica,
kodaore 虚倒, e l’ottava, uchikudaki 打碎.
Gli autori ritengono che questi cambiamenti nella
composizione siano modifiche intenzionali introdotte da Kanō nel predisporre il
Koshiki-no-kata. Affermano inoltre che nel 1888 Katsu Kaishū, assistendo presso
la Teikoku Kyōikukai al kata eseguito da Kanō, ne lodò il «有為» presente in ciò che appariva a prima vista «無為». [mui, nel Daoismo, è la condizione di non-azione
in cui l’essere umano agisce senza pensiero del proprio tornaconto personale, n.d.T.]
Secondo gli autori, Kanō cercò consapevolmente di
realizzare attraverso la composizione tecnica un carattere elevato e di
incorporare una funzione educativa capace di accrescere la sensibilità
estetica. Inoltre, il Kitō-ryū-no-kata comprendeva numerose modalità di
applicazione pericolose, come afferrare il collo dell’avversario e trascinarlo
a terra; nel Koshiki-no-kata alcune di esse vengono trasformate, per esempio
afferrando il braccio dell’avversario e facendolo cadere, mostrando una
considerazione per la sicurezza e una modifica compiuta dal punto di vista
dell’educazione fisica.
Gli autori aggiungono tuttavia che Kanō continuò a
perseguire anche l’efficacia marziale delle tecniche e che, per comprendere in
modo più dettagliato tipo e natura delle modifiche, sarebbe necessario
affiancare all’esame dei densho una verifica attraverso la pratica tecnica.
VI. La strategia di Kanō per la diffusione dei kata
Riassumendo le analisi precedenti, il principio
del Kitō-ryū aveva come ideale 本體 (hontai), postura non deviata in avanti,
indietro, a destra o a sinistra. Attraverso la pratica dei kata si mirava a
raccogliere il ki nel tanden, eliminare perturbazioni della
respirazione e apprendere a trattare il ki separandosi dai gesti della
forma. Su questo sfondo, il Kitō-ryū attribuiva primaria importanza ai kata,
mentre nokoriai 残合 era considerato soltanto un mezzo complementare.
Kanō riconobbe il valore del Kitō-ryū-no-kata
in quanto conservava tecniche di yoroi kumiuchi del periodo del paese in
guerra e permetteva di apprendere la teoria delle proiezioni consistente nel
mantenere il proprio hontai e rompere quello dell’avversario. Per
questo, pur rilevando che il kata era difficile da comprendere per i
principianti e poco adatto come materiale per l’educazione fisica scolastica,
lo adottò al Kōdōkan fin dai primi anni.
Kanō incoraggiò una pratica del jūdō che unisse
randori e kata. Nei primi anni del Kōdōkan insegnò i kata inserendoli fra le
sessioni di randori, per evitare che venissero trascurati. All’inizio venivano
insegnati nella loro forma ricevuta tanto i kata del Kitō-ryū quanto quelli del
Tenjin Shin’yō-ryū; negli anni centrali dell’era Meiji Kanō iniziò però a
creare nuovi kata secondo differenti finalità: lo Shinken Shōbu-no-kata per
l’aspetto marziale, Nage-no-kata e Katame-no-kata per il randori, Jū-no-kata
per l’educazione estetica e fisica, e altri ancora.
Nel 1901 iniziò a usare la denominazione
Koshiki-no-kata e a collocare così il Kitō-ryū-no-kata all’interno dei
kata del Kōdōkan. Nel 1911 propose il concetto di 慰心法,
cercando di incoraggiare la pratica dei kata e di suscitare interesse verso di
essi attraverso la loro dimensione estetica. Tuttavia, ancora nella tarda era
Taishō, la maggior parte dei praticanti continuava a privilegiare il randori e
a trascurare i kata. Kanō cercò allora ulteriori soluzioni, presentandoli sulle
riviste del Kōdōkan e pubblicandone le spiegazioni come testi didattici.
Il confronto fra le quattordici tecniche del Kitō-ryū-no-kata
e quelle del Koshiki-no-kata mostra cinque differenze nei nomi o nelle letture,
due scambi di contenuto fra tecniche (fra la settima e l’ottava, e fra la nona
e la decima), la modifica nella prima Tai dalla rottura della postura
mediante controllo del capo alla pressione col palmo sul torace, e modifiche
come quella della sesta Hikiotoshi, nella quale un metodo che trascinava
l’avversario controllandone il collo viene sostituito da un metodo che
controlla il braccio.
Kanō riunì le quattordici forme e le sette mudan
in un solo Koshiki-no-kata, ma rispettò il metodo di saluto del Kitō-ryū
consentendo di salutare dopo le quattordici oppure alla conclusione di tutte le
ventuno. Posizioni reciproche di tori e uke e gran parte dei gesti tecnici
rimasero quasi identici. Gli autori concludono pertanto che le modifiche
operate da Kanō sul Kitō-ryū-no-kata ai fini della diffusione del jūdō
furono limitate e motivate da considerazioni di sicurezza e di resa estetica.
Dopo la fondazione del Kōdōkan, i praticanti di
jūdō si orientarono progressivamente verso randori e competizione, trascurando
i kata. Dalla metà dell’era Meiji alla tarda era Taishō Kanō sviluppò quindi
una serie di strategie: modificò il metodo didattico, creò kata con finalità
differenti, valorizzò tramite 慰心法 la dimensione estetica dei kata e ne pubblicò
spiegazioni nelle riviste del Kōdōkan.
Nel quadro di questa strategia, il Kitō-ryū-no-kata,
pur ricevendo alcune modifiche limitate, fu trasmesso nel Koshiki-no-kata del
Kōdōkan quasi nella forma originaria. Alla base vi era la strategia di Kanō di
far praticare a tutti i judoka sia kata sia randori affinché apprendessero il
corretto principio tecnico della proiezione: mantenere il proprio hontai,
rompere quello dell’avversario e proiettarlo.
Gli autori concludono ricordando che Kanō perseguì
per tutta la vita la tecnica anche dal punto di vista marziale, non soltanto da
quello dell’educazione fisica o estetica. Per comprendere pienamente la
continuità e lo sviluppo della marzialità dal Kitō-ryū-no-kata al
Koshiki-no-kata è quindi necessario un approccio più prudente, che affianchi
all’esame dei documenti l’analisi tecnica attraverso la pratica. Questo rimane un compito per ricerche future.
Note degli autori
1) Nel Museo del Kōdōkan è
conservato il certificato di licenza conferito a Kanō Jigorō da Iikubo
Tsunetoshi nel 1883 (Meiji 16), sul quale compare la dicitura 『起倒流柔道』. Nelle opere e negli studi precedenti è raro
trovare indicato come «Kitō-ryū jūdō» il Kitō-ryū studiato da Kanō; inoltre,
nel densho Kitō-ryū Jūjutsu Kiroku Zen compare chiaramente «Kitō-ryū
jūjutsu». In questo studio, tuttavia, gli autori adottano la dicitura «Kitō-ryū
jūdō» sulla base della formulazione presente sulla licenza ricevuta da Kanō.
2) Alla fine del Kitō-ryū
Jūjutsu Kiroku Zen compare il nome «Yoshida Okunojō Arimichi» e viene
registrata una relazione maestro-discepolo con Shirai Tōru del Tenshin
Shirai-ryū. Il Bugei Ryūha Daijiten di Watatani Kiyoshi e Yamada Tadashi
registra fra i principali discepoli di Shirai «Yoshida Okunojō Arimichi».
Questa persona è inoltre nota per aver copiato densho del Tenshin Shirai-ryū,
fra cui il Tenshin Shirai-ryū Heihō Tatoebanashi Tome e il Tenshin-den
Ittō-ryū Heihō. Su questa base, gli autori identificano l’autore «Yoshida
Okunojō Arimichi» del Kitō-ryū Jūjutsu Kiroku Zen con il discepolo di
Shirai omonimo.
3) Fonte conservata presso
la Biblioteca Prefetturale di Saga. Il documento è composto in due parti
insieme al Kitō-ryū Midare Jugyō Mokuroku. Il testo dichiara di essere
stato scritto da Ibaraki Matazaemon-no-jō Toshifusa nel 1642 (Kan’ei 19); il
colophon registra poi una successione di trasmissioni fino al 1741 (Kanpō 1),
quando Sagara Kyūma lo trasmise a Nabeshima Hayato. Nel presente articolo le
citazioni vengono pertanto indicate come: Ibaraki Matazaemon-no-jō Toshifusa, Kitō-ryū
Midare Jugyō Mokuroku; Kitō-ryū Mokuroku Jo, Biblioteca Prefetturale di
Saga, 1642.
4) Il Tenshin Shirai-ryū è
una scuola di kenjutsu fondata da Shirai Tōru (1783–1843). Shirai studiò
Ittō-ryū e, in particolare, con Terada Muneari, il cui insegnamento poneva
forte enfasi sui kumitachi. Parallelamente apprese il metodo di
introspezione di Hakuin, il rentan no hō, e sviluppò una tecnica
peculiare fondata su una teoria del ki.
5) Gli autori ipotizzano
che il «Nakanishi Koresuke» citato nel testo sia Nakanishi Chūbei, quarto
caposcuola del Nakanishi-ha Ittō-ryū, anch’egli allievo di Terada Goemon
Muneari.
Riferimenti
bibliografici dell’articolo
1.
Autore
ignoto, 「講道館記事」, 國士, 13, p. 77, 1899.
2.
Autore
ignoto, 「講道館記事」, 國士, 27, p. 87, 1900.
3.
Autore
ignoto, 「講道館記事」, 國士, 27, p. 89, 1900.
4.
Autore
ignoto, 「講道館記事」, 國士, 29, p. 100, 1901.
5.
橋元親, 写真でみる柔道の形, Taishūkan Shoten, 2ª ed., p. 114, 1972.
6.
茨木又左衛門尉俊房, 起倒流乱授業目録・起倒流目録序, Biblioteca Prefetturale di Saga, 1642.
7.
Ibid.
8.
嘉納治五郎, 「柔道家としての嘉納治五郎(十二)」, 作興, 6(12), p. 16, 1927.
9.
Ibid., p. 17.
10.
嘉納治五郞, 「柔道一班並ニ其敎育上ノ價値」, 大日本敎育會雑誌, 87, p. 454, 1889.
11.
Ibid., pp. 454–455.
12.
Ibid., p. 455.
13.
嘉納治五郎, 「柔道概説」, in 磯貝一 (a cura di), 柔道概要, pp. 8–9, 1913.
14.
嘉納治五郎, 「序」,
in 村上邦夫,
極の形, Kōdōkan Bunkakai, p. 1, 1924.
15.
Ibid., p. 3.
16.
菊本智之, 「『鶯宿雑記』所収『御柔道心得』に関する一考察」, materiali della 43ª conferenza della Nihon Budō Gakkai, 2010.
17.
講道館, 講道館昇段資格に関する内規・講道館女子柔道昇段資格に関する内規・講道館国際部審議会関係の取扱いについて, Kōdōkan, p. 8, 2008.
18.
前林清和, 近世日本武芸思想に関する研究, Jinbun Shoin, 2006.
19.
村上邦夫, 「柔道形解説」, 有効の活動, 7(1), p. 24, 1921.
20.
Ibid., p. 25.
21.
村上邦夫, 「柔道形解説」, 有効の活動, 8(3), p. 39, 1922.
22.
村上邦夫, 「柔道形解説」, 有効の活動, 7(1), p. 25, 1921.
23.
Ibid., pp. 25–26.
24.
村上邦夫, 「柔道形解説」, 有効の活動, 7(9), pp. 35–36, 1921.
25.
村上邦夫, 「柔道形解説」, 有効の活動, 7(11), p. 28, 1921.
26.
大谷崇正・内野幸重, 起倒流, in 日本古武道協会 (a cura di), Mainichi Eiga-sha, 1987.
27.
大谷崇正, 「起倒流の形について―起倒流の形から古式の形へ―」, 岡山商大論叢, 28(3), pp. 87–107, 1992.
28.
白井亨・吉田奥之丞, 天真白井流兵法譬咄留, Biblioteca Prefetturale di Toyama, 1836 (copia 1846).
29.
Ibid.
30.
Ibid.
31.
沢庵宗彭 不動智神妙録, in 市川白弦
(1978), 日本の禅語録, 13, Kōdansha, p. 209; testo datato 1638.
32.
Ibid., p. 209.
33.
寺田市右衛門正浄, 登假集, in 渡辺一郎
(a cura di), 武道の名著, Tokyo Copy Shuppanbu, p. 176, 1979 [testo del 1729].
34.
Ibid., p. 176.
35.
Ibid., p. 181.
36.
寺田市右衛門正浄, 燈下問答, in 渡辺一郎 (a cura di), 武道伝書集聚英, 3, p. 36, 1981 [testo del 1764].
37.
藤堂良明, 柔道の歴史と文化, Fumaidō Shuppan, 2007.
38.
綿谷雪・山田忠史, 武芸流派大事典, Shinjinbutsu Ōraisha, p. 771, 1969.
39.
柳生三厳, 月の抄, in 今村嘉雄
(a cura di), 日本武道大系, vol. 1, Dōhōsha Shuppan, pp. 218–219, 1982 [testo del
1637].
40.
吉田奥之丞, 起倒流柔術記録全, Biblioteca Prefetturale di Toyama, 1836. 41–57.
Ibid., salvo dove diversamente indicato nell’elenco originale.
(traduzione di Emanuele Bertolani. Tutti i diritti della ricerca originale spettano ai legittimi proprietari)

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