Ueshiba e Deguchi Onisaburo - Il lato oscuro dell'Aikido

Ueshiba e Deguchi Onisaburo - Il lato oscuro dell'Aikido

 
L'origine dell'Aikido negli insegnamenti di Deguchi Onisaburo

 

Si può affermare senza tema di smentita che le arti di combattimento giapponesi siano, in misura maggiore o minore, legate alle dottrine filosofiche e spirituali che nel tempo si sono sovrapposte, senza peraltro mai elidersi, nella cultura dell’Arcipelago: shintō, confucianesimo, buddhismo. Benché il confucianesimo non sia propriamente una religione, in quanto Confucio, a domanda diretta, rispose che gli esseri umani devono occuparsi delle faccende terrene e non dell’esistenza di spiriti o dèi, il suo ideale di ordine sociale, rispetto delle regole e promozione del bene comunitario trovano espressione nel Kōdōkan Jūdō del Maestro Kanō il quale, sarà bene ricordarlo poiché sono in pochi a parlarne, preferendo altre nugae misticheggianti, aveva un padre confuciano ed era stato cresciuto in tale ottica. Delle relazioni fra il buddhismo e le arti di combattimento si è scritto molto, ancorché non sempre a proposito. Vale la pena di menzionare i monaci guerrieri della setta Tendai che nel medioevo giapponese scendevano dal Monte Hiei per portare scompiglio nella Capitale, ma è fuor di dubbio che, fra tutte le confessioni buddhiste, lo zen vanti l’influenza maggiore sulle arti di combattimento. Tutti ormai conoscono Miyamoto Musashi e il suo rapporto con il maestro zen Takuan Sōhō, a sua volta confidente di Yagyū Munenori, al quale dedicò il Fudōchi shin’myōroku, oppure, in tempi più recenti, Yamaoka Tesshū e il suo cammino zen. Ancora oggi i praticanti di kendō inziano e finiscono l’addestramento con le mani nella posizione zen. Non bisogna dimenticare, benché sia meno noto, che la scuola Kitō ryū di jūjutsu ricevette il suo nome proprio da Takuan Sōhō, il che, oltre a negare automaticamente l’affermazione di chiunque volesse vedervi insegnamenti esoterici e misterici, stabilisce un nesso, anche se flebile, fra il Kōdōkan jūdō e lo zen. Tuttavia, fedele alla forma mentis confuciana, il Maestro Kanō fu di assoluto rigore nel mantenere il Kōdōkan jūdō scevro da qualsiasi riferimento confessionale, intendendolo come disciplina squisitamente laica. Come illustrato dal libro Lo zen e l’arte del tiro con l’arco, vi è una chiara relazione fra il kyūdō e il pensiero e la pratica zen, e perfino il fondatore dello Shōtokan karate, Funakoshi Gichin, aveva compiuto studi in materia di zen.

Abbiamo così raccolto le maggiori esperienze di arti di combattimento “moderne”, per così dire, di origine giapponese: kendō, kyūdō e Kōdōkan jūdō, e illustrato le rispettive influenze: zen per le prime, confucianesimo per la seconda.

Resta da indagare la terza e più antica religione giapponese, lo shintō, e il suo rapporto con le arti di combattimento.

Non è infrequente trovare scuole di bujutsu antico i cui maestri affermassero di avere ricevuto istruzione in sogno da parte di una entità sovraumana. Secondo la leggenda, l’eroe nazionale giapponese, Minamoto no Yoshitsune, deve la sua abilità in combattimento all’addestramento ricevuto dai tengū nella selva di Kurama. Altre scuole famose, come il Kashima e il Katori shintō ryū, avanzano pretese simili, ma a differenza della storia di Yoshitsune, dove a fornire istruzione sono entità mitologiche di livello relativamente basso, nel caso del Katori shintō ryū si tratta di un kami .

Il kami è un concetto di difficile definizione ma permeante buonissima parte della cultura giapponese, talvolta affine all’idea di nume tutelare, talaltra più vicina a quella degli dèi della Grecia antica. I kami sono innumerevoli, e ciascuno possiede quattro “anime”, per così dire. Le due principali sono il Nigimitama 和御霊, pacifica, e l’Aramitama 荒御霊, tempestosa e potenzialmente malevola. I kami dimorano in qualunque aspetto del mondo sensibile, dalle rocce agli alberi, dai fiumi agli animali, e sono ritenuti in grado di possedere gli esseri umani in un fenomeno che è detto kamigakari 神懸かり (letteralmente, “applicarsi del kami). I kami sono inoltre capaci di provocare un’afflizione variabile che va dal malessere temporaneo alla morte, e in questa veste vengono chiamati tatarigami 祟り神.

Come anche nello sciamanesimo siberiano, che è il suo antesignano, buona parte dello shintō consiste nel compiacere i kami o nel placarli, alla bisogna, tramite adeguati riti di offerta e purificazione. Lo shintō è preoccupato del rapporto fra essere umano e kami, cioè, in buona sostanza, fra essere umano e mondo naturale.

La contiguità dei kami con il genere umano può essere incentivata ad arte: proprio come nello sciamanesimo, lo shintō, in special modo quello antico, prevedeva una serie di riti e tecniche volti a “invitare” la presenza di un kami nel corpo di un medium, solitamente una donna, in modo tale che un tramite, solitamente un uomo, potesse trarne auspici o divinazioni. Occult Japan, uno dei primi studi sull’occultismo giapponese a opera di Percival Lowell, afferma chiaramente che le donne, in particolare quelle giovani, sono più predisposte al kamigakari, ed è questa l’origine storica della figura della miko 巫女. Il kamigakari può essere spontaneo o indotto, e in questo caso viene chiamato chinkon kishin 鎮魂帰神, letteralmente purificare (la propria) anima e far tornare il kami (dentro di sé). Alcune pratiche ascetiche, come i lavacri purificatori di acqua fredda (misogi) o la privazione di sonno sono riconosciuti come efficaci nell’incentivare lo stato di coscienza adeguato alla possessione da parte di un kami. Una volta che questi ha preso dimora nel corpo di un medium, può essere interrogato e rispondere alle domande che gli vengono poste.

Dal punto di vista meramente teologico, lo shintō è una religione atipica perché non riconosce un fondatore, non ha comandamenti, non ha libri sacri, eccezion fatta per il Kojiki, che è però una raccolta di miti e non una rivelazione divina. È coevo della cultura giapponese e si è evoluto con essa, inglobando man mano influenze ora daoiste, ora buddhiste. Questa sua duttilità, data dalla mancanza di un dogma, lo rende potenzialmente molto più permeabile di altre religioni organizzate alle derive di individui stravaganti, ed è precisamente questo il caso del Giappone pre-guerra, nel quale iniziano a fiorire una serie di culti settari che condividono una serie di precise caratteristiche.

Per incredibile che possa sembra, questa è l’origine dell’aikidō.


1. Ki, energia e altre facezie

Una premessa doverosa: a ognuno sono riconosciute le proprie legittime opinioni in materia di politica, religione etc, perciò quello che faremo qui sarà esclusivamente questo: esercitare il nostro diritto all’espressione delle nostre opinioni, e sottolineiamo opinioni, ancorché debitamente motivate.

Una di queste opinioni è che vi sia la tendenza, nell’ambiente delle arti di combattimento, a trattare determinati concetti e determinate idee in maniera strettamente letterale, un po’ come certuni fanno con l’interpretazione letterale della Bibbia. Così come, con tutto il dovuto rispetto, abbiamo sufficiente fiducia nella scienza da non poter credere che l’universo o la Terra furono creati in sette giorni, ne abbiamo altrettanta per non credere che sia possibile proiettare energia dal proprio corpo e far cadere un avversario senza toccarlo. Lo abbiamo visto fare, naturalmente, ma era in televisione e si usavano spade laser e salti nell’iperspazio.

Ci riserviamo di trattare approfonditamente di cosa si intenda in giapponese con la parola “ki, e di come questa sia da intendere diversamente da come una certa visione orientalista dellAsia ama dipingerla, cioè qualcosa di molto simile alla forza, ma fino a prova contraria, la consideriamo una immotivata concessione allimmaginazione più fervida.

Ciò detto, vi è una disciplina in particolare che ha fatto del “ki  e della sua gestione la propria ragion dessere, e fin qui niente in contrario. La domanda che ci siamo fatti è: si conosce cosa c’è dietro questa disciplina, quali sono i suoi fondamenti teorici e, soprattutto, che sorta di persone erano coloro che contribuirono, direttamente o indirettamente, a farne ciò che è?

Per rispondere adeguatamente alla domanda occorre prendere in esame i culti settari del Giappone pre-guerra, che si possono in senso lato definire shintō in quanto parlano di kami, ma che se ne discostano per assumere tutte le caratteristiche tipiche dei culti settari moderni:

  • Essere guidati da un leader carismatico
  • Avere una visione teleologica apocalittica che includa la profezia di una, o una serie, di imminenti catastrofi naturali che precedono la rifondazione del mondo
  • Affermare di avere ricevuto una rivelazione direttamente da una fonte divina
  • A queste tre si sommano le caratteristiche tipiche dei culti settari giapponesi:
  • Avere un leader che afferma di essere l’incarnazione di una divinità
  • Avere un leader che afferma che la sua missione è stata rivelata dalla divinità, che possiede fisicamente l’ospite a seguito di un periodo di malattia debilitante con perdita di coscienza. (kamigakari)
  • Avere purezza e le capacità taumaturgiche al centro del proprio sistema di pensiero

E’ un culto settario fondato da Nakayama Miki (1798 – 1887) che combina elementi del buddhismo e del cristianesimo con un sostrato di pratiche e rituali shintō. Secondo la biografia ufficiale, la fondatrice divenne “il tempio di Dio” nel 1838, a quarant’anni, durante un esorcismo sciamanico, dedicandosi poco dopo alla fondazione di una nuova religione e alla propagazione dei suoi insegnamenti. Atipicamente, il Tenrikyō non vede il mondo minacciato da una catastrofe incombente, ma afferma che l’umanità ha avuto origine a Tenri, nei pressi di Nara, dove Nakayama Miki nacque, e che ella era in effetti la manifestazione fisica della volontà di dio e che, a fronte di una sincera devozione, è possibile diventare “pilastri della comunità”, o 用木, cioè individui in grado di eseguire il rituale dello osazuke おさづけ, tramite il quale si invoca l’intervento divino per la guarigione da una malattia o altra afflizione.


L’esperienza religiosa Konkō (luce dorata) nasce dall’azione di Kawate Bunjirō, nato Kandori Genshichi (1814 - 1883) e quindi adottato nella famiglia Kawate in quanto, come figlio cadetto, non avrebbe potuto succedere nella professione di contadino ai propri genitori. Nel 1885, a quarantadue anni, Kawate perse la voce a seguito di una non meglio specificata offesa a Konjin, un kami fino ad allora ritenuto capace di provocare terribili conseguenze a causa del tremendo potere che possedeva e collegato alla superstizione geomantica di origine cinese. Fu in grado di recuperarle solo dopo avere riunito la famiglia per una sessione di preghiera comunitaria, a seguito di una diagnosi medica che lo dava per spacciato. Nel 1857 il fratello, Kandori Shigeemon, lo convinse che le sue esperienze religiose derivavano dal kamigakari di Konjin,  il che lo portò ad affermare che Konjin non era un kami malevolo, ma al contrario un kami in grado di concedere la grazia, il cui vero nome era Tenji kane no kami 天地金の神 (kami dorato del Cielo e della Terra), donde il nome della religione, Kongō金光 (oro + luce). Benché si tratti di una setta di ispirazione shintō, facente parte della relativa associazione, si differenzia dallo Shintō di Stato e dal suo erede odierno, lo Shintō templare, in quanto Tenchi Kane no Kami non fa parte del pantheon ufficiale shintō.

Oomoto kyō 大本教, abbreviazione di Kōdō Oomotokyō 皇道大本教, è la denominazione di una filiazione settaria derivata dal Kongō kyō ad opera di Deguchi Nao e Deguchi Onisaburō (1871 – 1948). Oomoto kyō si caratterizza per un massiccio uso di pratiche divinatorie e medianiche e per l’assunto, sul quale si basa la propria teologia e che contraddice in pieno lo shintō templare e il suo antecedente, lo shintō di Stato, secondo il quale i kami venerati dallo shintō di Stato, e in particolare Amaterasu Oomikami, progenitrice della linea imperiale, non sono i kami responsabili della fondazione del Giappone, ma li hanno invece spodestati nel corso del kuni yuzuri.

La mitologia giapponese sulla quale si basa lo shintō e delineata nel Kojiki e nel Nishonshōki, ha una curiosa cosmogonia che si identifica unicamente con la fondazione del Giappone. Questo avviene ad opera dei kami Izanagi e Izanami, fratello e sorella, appartenenti alla cosiddetta Stirpe Celeste (Amatsukami 天津神) che generano fisicamente le isole dell’arcipelago giapponese. I figli di questa coppia sono tre: Tsukinoyomi no mikoto, Susanoo no mikoto, Amaterasu Oomikami. Dopo essere fondato, il Giappone deve essere colonizzato, e dunque strappato a coloro che, in un modo che il Kojiki non chiarisce, vi si sono già stabiliti. Questi ultimi appartengono alla Stirpe Terrestre (Kunitsukami 国津神). I dissapori fra Susanoo no mikoto e Amaterasu Oomikami si risolvono con la cacciata del primo dalla Piana Celeste (Takamanohara 高天原), il suo arrivo nell’arcipelago e il suo unirsi ai kunitsukami. Il tentativo di colonizzazione e la relativa resistenza culminano nello scontro corpo a corpo fra Takemikazuchi no mikoto e la controparte, che registra la vittoria del primo e innesca il processo del Kuni yuzuri, cioè della “cessione della nazione”.

Oomoto kyō ha una fama piuttosto sinistra, che include ben due incursioni repressive, nel 1921 e nel 1935, da parte delle forze del governo giapponese seguite da decine di arresti e a cui fecero seguito processi per lesa maestà e pene detentive di una certa importanza.


5. Deguchi Nao (1836 – 1918) 

L'origine dell'Aikido negli insegnamenti di Deguchi Onisaburo

La fondatrice dell’ Oomoto kyō, Deguchi Nao, risponde a una serie di criteri costanti fra i fondatori di sette religiose in Giappone: scarsa istruzione, iniziali problemi economici, subitanea esperienza religiosa e missione messianica di origine divina. Deguchi Nao diviene prima fedele, poi maestra di Kongō kyō, a seguito di una serie di rovesci economici che ne lasciano la famiglia in estrema povertà. La sua deriva mistica inizia in età relativamente avanzata con un periodo di malattia debilitante, durante il quale rimane incosciente per lunghi periodi di tempo. Subentra quindi il fenomeno della scrittura automatica. La sua agiografia parla di un episodio nel corso del quale, raccolto un chiodo, incise su un pilastro kanji che, in quanto illetterata, non avrebbe potuto conoscere. Curiosamente, si tratta della stessa argomentazione offerta da taluni apologeti dell’Islām, i quali fanno notare che il Profeta, analfabeta quale era, non avrebbe potuto comporre nell’elegante arabo classico delle Surat. In effetti, la gran mole di testi in scrittura automatica che lasciò è scritta in hiragana, il che ne complica notevolmente l’interpretazione e offre il destro per letture “personalizzate” del suo messaggio. Il fenomeno di possessione di Deguchi Nao è inusitatamente duraturo e viene a essere considerato opera di un tatarigami 祟り神, un kami la cui anima tempestosa, aramitama 荒御霊, affligge un essere umano. L’incontro con Deguchi Onisaburō, malgrado la reciproca reticenza iniziale, sfocia nella fondazione di una nuova corrente religiosa che combina la “scrittura automatica sotto dettatura del kami” (ofudesaki 御筆先) di Nao, con le tecniche di induzione di possessione da parte di un kami (chinkon kishin 鎮魂帰神), che Onisaburō aveva studiato presso Honda Chikaatsu. Questo porta un elemento di novità in quanto Nao afferma non solo di avere una missione di origine divina, legittimata da una esperienza religiosa, ma di essere nientemeno che la manifestazione fisica di Amaterasu Oomikami, che sarebbe, a suo dire, un kami maschio in un corpo di donna.

 

6. Deguchi Onisaburō 


L'origine dell'Aikido negli insegnamenti di Deguchi Onisaburo
Deguchi Onisaburō è il secondo personaggio chiave dell’ Oomoto kyō e il suo profilo corrisponde mirabilmente a quello di Deguchi Nao quanto a scarsezza di formazione scolastica, severità delle difficoltà economiche e subitaneità dell’episodio rivelatorio.
Nello specifico, egli venne cresciuto dalla nonna, la quale era sorella di Nakamura Kōdō, un esperto di Nihon Kototama gaku, cioè dell’arte magica di utilizzare il potere insito nelle parole della lingua giapponese, chiamato kotodama. Benché non infrequente, l’educazione di un bambino a carico di una nonna possessiva ha avuto un effetto deleterio su più di una famosa personalità giapponese, un esempio su tutti è quello dello scrittore Mishima Yukio.
Deguchi Onisaburo non frequenta la scuola a causa delle sue precarie condizioni fisiche, ma dimostra un forte intuito e una spiccata personalità. In seguito, inizia a studiare privatamente, seguendo senza interesse corsi di Kojiki e Nihon shoki presso il tempio Nanyōji di Sonobe, poi si appassiona alla possessione da parte dei kami (kamigakari).
Nel 1898, a seguito della morte del padre, si ritira in una grotta sulla cima del Monte Takakuma per una sessione settimanale di pratiche ascetiche, e ne emerge con la convinzione di essere il salvatore del mondo (si ricorderà certamente che vi sono precedente autorevoli, come il monaco Bodhidarma, iniziatore del buddhismo zen, il quale però era già risvegliato al momento dei supposti nove anni di ritiro nella grotta e in ogni caso si tenne alla larga da affermazioni messianiche di sorta). Lasciata l’attività commerciale, con la quale si era fin a quel momento sostenuto al fratello minore, si dedicò allo studio del reigaku 霊学 con Nagazawa 長沢雄楯, ricevendo la trasmissione delle tecniche di induzione della possessione da parte di un kami (chinkon kishin) e quelle di valutazione dell’effettiva possessione (saniwa審神). Nell’agosto del 1898 visita Deguchi Nao, la quale, da sconosciuta e indigente paesana quale era, si era guadagnata una certa fama con la supposta previsione della guerra sino-giapponese del 1894 e con alcune guarigioni miracolose e che, malgrado i suoi inizi come affiliata alla setta Konkōkyō, dal momento della sua sedicente possessione attendeva di essere riconosciuta come ricettacolo vivente di un kami. L’incontro si risolve in un nulla di fatto a causa della reciproca diffidenza. L’anno seguente, Nao riceve una visione e invita nuovamente Onisaburō, il quale questa volta riconosce in lei Kunitakehiko no mikoto (in seguito dirà trattarsi di Kuninotokotachi no kami).  Dopo l’incontro con Deguchi Nao, ne sposa la quinta figlia, Sumiko, e viene adottato nella di lei famiglia, assumendo il cognome Deguchi. I due combinano la scrittura automatica di Deguchi Nao con le tecniche di induzione del kamigakari di Deguchi Onisaburō e si dedicano allo sviluppo dell’ Oomoto kyō, con risultati che inizialmente rasentano il farsesco. A seguito della repentina diffusione del chinkon kishin fra gli abitanti di Ayabe, un gran numero di persone comincia ad affermare di essere posseduta da questo o quel kami, di esserne il ricettacolo vivente e dunque il tramite della sua volontà, provocando un tale stato di generale confusione da costringere Deguchi a bandire temporaneamente la pratica fino a quando la situazione non torna sotto controllo.
Egli afferma, parallelamente a quanto sostenuto da Nao, di essere la manifestazione fisica di Susanō no Mikoto, a suo dire un kami femmina nel corpo di un uomo. Malgrado l’ Oomoto kyō rimanga nominalmente guidato da una discente femmina di Deguchi Nao, Onisaburō comincia a essere chiamato “santo maestro” 聖師, e arriva a rivendicare per sé un ruolo messianico e salvifico di primo piano. Un esempio vale su tutti: l’atto di iscrizione della terza di figlia di Onisaburō reca, alla voce “professione del padre”: rimodellatore del mondo.
Le affermazioni della setta in merito alla condizione di Deguchi Nao e Onisaburō come ricettacoli viventi di due kami è di per sé potenzialmente sovversiva e in aperto contrasto sia con la gerarchia prevista dallo Shintō di Stato, che venera Amaterasu Oomikami sopra ogni altro, sia con le intenzioni del Governo, che vede nello Shintō di Stato un mezzo per coagulare la nazione attorno a una ideologia galvanizzante. Sono queste le premesse del Primo Incidente Oomoto (Oomoto jiken 大元事件, 1921), in cui il governo di fatto reprime e censura l’attività apostolica e la predicazione di Onisaburō e dei suoi affiliati.
Deluso dal fatto di avere fallito nel suo compito di stabilire il regno dei kami sulla terra, Onisaburō concepisce l’idea di trasferirsi in Mongolia, portando seco un gruppo selezionato di seguaci che annoverava Ueshiba Morihei, al fine di fondarvi un regno mistico. La scelta della Mongolia è motivata dal fatto che Onisaburō sostiene ora di essere anche la reincarnazione di Genghis Khan. A questo fine si avvale della collaborazione con un bandito locale, capo di una banda di predoni a cavallo, e intrattiene rapporti con una serie di signori della guerra variamente al soldo dell’esercito giapponese. Uno di questi lo tradisce per timore che Deguchi riuscisse nel suo intento di unificare la Mongolia e renderla indipendente, consegnando lui e i suoi associati alle forze di sicurezza. Il bandito Rōsenkai viene giustiziato sul posto, mentre Deguchi e Ueshiba vengono condannati a morte per fucilazione. Vengono graziati in virtù dei contatti che Deguchi aveva presso alti ufficiali di estrema destra nelle forze armate, quindi ricondotti in patria e sottoposti a un regime di tre anni di arresti domiciliari per sospetto sovvertimento dell’ordine sociale.
Il Secondo Incidente Oomoto, nel 1935, consiste in una repressione di inusitata severità, nel corso della quale gli acquartieramenti Oomoto vengono rasi al suolo, le proprietà della setta confiscate e i santuari disseminati nel paese fatti brillare con la dinamite. Onisaburō viene processato per una serie di capi d’accusa e condannato al carcere a vita, anche se il giudizio di primo grado verrà rovesciato in Cassazione e la condanna ridotta a sette anni per lesa maestà. Ciò che innesca la repressione è definibile in due modi: la dottrina Oomoto di fatto nega la validità del Kokka Shintō, compromettendo gli sforzi governativi di fornire alla nazione una ideologia motivante e unificatrice, e in secondo luogo l’influenza personale che Deguchi vanta su un numero di eminenti membri del governo e delle Forze Armate, che condividono appieno forse non la sua visione apocalittica di una catarsi attraverso immani sconvolgimenti naturali, ma certamente la sua conclusione nel mondo pacifico e unificato retto da una teocrazia al cui vertice siede il tennō giapponese. Questo concetto, denominato Hakkō ichiū, viene da una affermazione attribuita nel Nihonshōki al primo, mitico tennō Jinmu:

八紘を掩うて宇と為さ
Hakkō wo ooute ie to nasan,
 “coprirò le otto direzioni e ne farò la mia dimora”.

Il contesto originale è differente dall’uso che ne venne fatto dagli ideologhi del nazionalismo giapponese, in quanto la mitologia shintō si preoccupa esclusivamente dell’arcipelago giapponese e dunque, in senso stretto, l’affermazione di Jinmu riguarda la totalità del territorio giapponese, non il mondo intero. Ciononostante, il pensatore radicale e ultranazionalista Tanaka Chigaku, un fervido quanto intransigente propugnatore di una teoria che combinava l’insegnamento della setta buddhista Nichiren, la più aggressiva dell’intero panorama giapponese, con l’insegnamento shintō, ne fece il principale elemento di una campagna propagandistica che tratteggiava il l’intervento militare giapponese in Asia come di ispirazione divina.  

Non è propriamente quello che si dice un circolo di operatori di pace e non violenza.
Aggiungiamo, en passant, che Deguchi Onisaburō incorpora gradualmente nella propria dottrina una serie di nozioni e concetti sempre più stravaganti, fra i quali:
  • L’uso dell’esperanto e l’evemerizzazione del suo ideatore, venerato come un kami.
  • La credenza, ora solidamente disputata dalla moderna geologia e dalla scoperta della tettonica a placche, nelle affermazioni del colonnello inglese James Churchwood in merito all’esistenza del Continente di Mu, del quale il Giappone sarebbe l’ultima propaggine superstite, patria di una civiltà avanzatissima che si sarebbe poi dispersa dopo l’inabissamento della massa terrestre per fondare le civiltà Maya ed Egizia, costruttrici di Piramidi. La moderna indagine genetica dimostra piuttosto chiaramente, se non fosse di per sé già evidente ad una prima indagine somatica, che teorie del genere sono tutt’al più romantiche sciocchezze campate per aria.
  • La fiducia nei cosiddetti Documenti Takenouchi (vai alla pagina). Si tratta di una serie di testi redatti, stando alla versione ufficiale della famiglia che li detiene, nella scrittura dell’Epoca dei Kami (vai alla pagina), la quale venne rivelata come falso clamoroso durante il processo del 1930 per lesa maestà contro la setta Amatsukyō, che aveva contraffatto le proprie scritture usando caratteri simili. I Documenti Takenouchi raccontano delle origini extraterrestri del genere umano, e in particolare di come gli esseri umani esistessero originariamente in cinque colori: bianchi, neri, gialli, marroni e blu. I blu, purtroppo, sono spariti nel corso del tempo. Gli originali dei Documenti Takenouchi vennero, si suppone, confiscati dal Governo per essere poi perduti nelle fiamme durante i bombardamenti aerei nel corso della guerra. Quello che ne rimane è la copia, tradotta in giapponese corrente, che la famiglia Takenouchi conserva in un tempio della prefettura di Ibaraki. Un estratto dalla pagina in inglese sarà sufficiente per dare un'idea del livello della discussione:

The historical facts recorded in the Takenouchi Documents are extraordinary. Among them are the Sumera-Mikoto came to Earth from a higher world on Ameno-ukifune, the world government was located in Japan and the Sumera-Mikoto unified the world. The great holy masters of the world, Moses, Jesus, Mohammed, Shakyamuni Buddha, Confucius and Lao-Tsu were born from the five-colored races which branched off from the Japanese race and all went to Japan for study and training. These facts may seem absurd and contrary to our prevailing understanding of world history. However, the archeological research of recent years has gradually revealed the true existence of ultra ancient civilizations which are all mentioned in the Takenouchi Documents.

"I fatti storici registrati nei Documenti Takenouchi sono straordinari. Fra di essi si trova (che) Sumera Mikoto venne sulla Terra da un mondo più elevato a bordo della Ameno ukifune (nave spaziale), che il governo mondiale era localizzato in Giappone e che Sumera Mikoto unificò il mondo. I grandi santi maestri del mondo, Mosè, Gesù, Mohammed, Il Buddha Shakyamuni, Confucio e Laozi nacquero dalle razze di cinque colori che derivarono dalla razza giapponese e tutti loro si recarono in Giappone per studio e addestramento. Questi fati possono sembrare assurdi e contrari alla nostra prevalente comprensione della storia mondiale. Tuttavia, la ricerca archeologica degli anni recenti ha gradualmente dimostrato la vera esistenza di civiltà ultra antiche che sono tutte menzionate nei documenti Takenouchi."

Questo è contesto della religione in cui Ueshiba Morihei, fondatore dell’aikidō, credeva, praticava e contribuiva a propagandare in quanto membro dell’Oomoto kyō e allievo diretto di Deguchi Onisaburō.

7. Altra gente coinvolta

L'elenco di persone invischiate più o meno attivamente nelle attività di Deguchi Onisaburō è impressionante per numero e sconcertante per qualità: molti erano personalità di spicco del panorama politico ultraconservatore e reazionario giapponese. Ecco alcuni esempi:

  • 浅野和三郎 Asano Wasaburō (1874 – 1937) padre del Movimento Spiritualista giapponese, che cercava di indagare attraverso mezzi fisici, quali sedute spiritiche, fenomeni di possessione, scrittura automatica, divinazione a mezzo di tavolo oujia etc, il mondo spirituale.
  • 谷口雅春 Taniguchi Masaharu (1893 - 1985), fondatore del Seichō no ie 生長の家, o “casa della crescita”. Allievo del ministro di Religious Science Fenwicke Lindsay Holmes, affermò di avere avuto una esperienza religiosa di origine divina seguita dalla guarigione della propria figlia malata.
  • 中野与之助 Nakano Yonosuke, membro della spedizione mongola di Deguchi Onisaburō
  • 岡田茂吉 Okada Mokichi (1882 – 1955) fondatore della Chiesa Messianica Mondiale e da essa riverito con il titolo di Signore della Luce (meishū sama). E’ inoltre l’iniziatore del jōrei, una forma di medicina alternativa simile al reiki, i cui praticanti affermano di usare una luce divina che irradiano dal palmo della mano per dissolvere le impurità spirituali che sono la causa di tutto ciò che affligge l’essere umano.
  • 友清歓真 Tokomiyo Yoshisane (1888 – 1952) fondatore della setta Shintō tenkō kyo. Nel 1919 entra nella setta Oomoto su presentazione di Asano, ne viene espulso per mancata aderenza alle regole di Deguchi Onisaburō, studia quindi Reigaku con Nagazawa, allievo di quel Honda che aveva istruito Onisaburō, e scrive un libro di denuncia contro l’Oomoto kyō prima di fondare la propria religione basata anch’essa sul chinkon kishin.
  • 植芝盛平 Ueshiba Morihei (1883 – 1969). Vedi capitolo apposito, ma ricordiamo qui che era fra quelli che accompagnò Deguchi Onisaburō in Mongolia per fondare un magico regno utopico, a seguito dell’affermazione di Onisaburō  di essere la reincarnazione di Genghis Khan, finendo per essere catturati e rischiare la morte per fucilazione.
  • 内田良平 Uchida Ryōhei (1837 – 1937). Politico ultranazionalista, fautore della teoria del pan-asianismo, secondo la quale l’Asia doveva essere unificata sotto la guida benevola del Giappone. Allievo del fondatore della società segreta Gen’yōsha, Tōyama Mitsuru, un gruppo di estrema destra che lavorava, con mezzi che andavano dall’intimidazione allo spionaggio, dagli omicidi politici alle azioni di sabotaggio, per l’espansione economica e militare del Giappone nel continente asiatico, fondò a sua volta della Società del Drago Nero, un gruppo paramilitare che propugnava una aggressiva politica militare contro la Russia e la Cina e del quale facevano parte membri influenti delle forze armate.
  • 石原莞爾 Ishikawa Kanji (1889 -1949) Generale dell’esercito responsabile, insieme a Itagaki Seishirō, dell’incidente di Mukden, che offrì all’Esercito Giapponese il casus belli per ordinare una invasione su larga scala che portò all’occupazione della Manchuria e all’istituzione dello stato fantoccio del Manchukuo
  • 日野強  Hino Tsuyoshi Ex militare di carriera, grazie al quale Deguchi Onisaburō guadagnò accesso ai circoli militari.
  • 名田音吉 Nada Otokichi Uno dei fedeli che accompagnò Deguchi in Mongolia.
  • 盧占魁  Rōsenkai. Bandito mongolo capo di una banda di predoni a cavallo ai quali Deguchi si appoggiò durante la sua permanenza in Mongolia, giustiziato dopo la cattura di Deguchi e dei suoi seguaci. 
  • 張作霖 Zhāng Zuòlín (1875 -1928) signore della guerra mancese al soldo dell’esercito giapponese, capo di un tentativo di invasione della Cina.
  • 板垣征四郎 Itagaki Seishirō (1885 – 1948), generale dell’Esercito giapponese e ministro della guerra, giustiziato tramite impiccagione per crimini contro l’umanità.
  • 久原房之助  Kurahara Fukunosuke(1869 – 1965) , uno dei fondatori della Lega della Dieta a Sostegno della Prosecuzione della Guerra Santa, un gruppo di pressione in seno al Governo giapponese il cui scopo non richiede ulteriori delucidazioni.

7. Ueshiba Morihei


L'origine dell'Aikido negli insegnamenti di Deguchi Onisaburo

Ueshiba Morihei, al pari di Deguchi Nao e Deguchi Onisaburō (Oomoto kyō), Nakayama Miki (Tenrikyō) e Kawate Bunjirō (Konkō kyō), e a differenza di altri come, ad esempio, il Maestro Kanō, ha una educazione estremamente basilare e passa la propria giovinezza a mettere in piedi una impresa economica dopo l’altra, nessuna delle quali di successo. La sua passione per l’agricoltura e le sue qualità organizzative lo convincono ad approfittare degli incentivi statali, costituire un gruppo di pionieri e recarsi nel 1912 in Hokkaidō, all’epoca ancora largamente abitato dagli Ainu, per fondare una colonia a Shirataki
La missione è minacciata da tre anni di raccolti grami, rovinati dal maltempo e dalla povertà del suolo, in quanto la zona da colonizzare era stata selezionata male.
Nel 1915 a Ueshiba, appassionato di arti di combattimento, giunge voce che nelle vicinanze si trova Takeda Sōkaku, nativo di Aizu Wakamatsu ed esperto di una forma di jūjutsu che era stata appannaggio dei samurai di Aizu. Ueshiba abbandona la missione, malgrado le difficoltà nelle quali essa versava, e si ferma per un mese presso Takeda, quindi lo invita a trasferirsi a casa propria come maestro residente, all’interno della missione.
Ueshiba si attiene alla medesima dinamica comportamentale qualche anno dopo, nel 1919, alla ricezione della notizia che il padre è gravemente malato e spirerà a breve. Ueshiba parte in tutta fretta ma, avendo udito parlare di Deguchi Onisaburō da uno dei coloni, invece di precipitarsi al capezzale del proprio genitore fa una deviazione per recarsi ad Ayabe a incontrarlo. Deguchi lo tranquillizza dicendo che per suo padre non c’è nulla da temere, e Ueshiba accetta di fermarsi per un periodo presso di lui. Suo padre muore pochi giorni dopo, gettando Ueshiba in una tale disperazione da spingerlo a ritirarsi in montagna per una serie di austerità ascetiche che lo fanno quasi arrestare, quando si sparge la voce che un uomo non sano di mente si aggira per i boschi brandendo una spada. Non passa molto prima che entri a tutti gli effetti nella setta, divenendone l’istruttore di combattimento e cercando di coinvolgere anche il proprio maestro Takeda Sōkaku. Questi visita Ueshiba ad Ayabe nel 1922, dove entra subito in contrasto con Deguchi Onisaburō per la sua franchezza e per il rifiuto di entrare a far parte della setta, il che incrina il rapporto con il proprio discepolo Ueshiba.
Deguchi Onisaburō istruì Ueshiba Morihei nella tecnica del chinkon kishin ed egli la praticava assiduamente. In una ricerca pubblicata sul Japanese Journal of Religious Studies del 2008, Anne Broader  cita un articolo online sull'aikido nel quale il fondatore è ritratto assieme a un affiliato della setta Oomoto nell'atto di praticare il chinkon kishin. L'articolo, sfortunatamente, risulta rimosso dagli archivi della piattaforma aikijournal. 
Nel 1921, poco dopo il Primo Incindente Oomoto kyō, Ueshiba fa parte del manipolo di fedeli selezionati da Deguchi per un viaggio in Mongolia, su invito degli affiliati alla società segreta ultranazionalista Drago Nero, con l’intento di fondarvi un regno spirituale dopo che la medesima ambizione era stata frustrata in Giappone, vicenda la cui conclusione è stata descritta poc’anzi.
Nel 1925, una dimostrazione di aiki jūjutsu suscita l’interesse dell’ammiraglio Yamamoto Gonnohyōe che gli propone di addestrare la Guardia Imperiale all’aiki jūjutsu, ma Ueshiba, incapace di sopportare le critiche di alcuni ufficiali riguardo al suo personale coinvolgimento con Deguchi Onisaburō, oggetto di repressione statale quattro anni prima, abbandonò l’incarico e tornò ad Ayabe.
Nello stesso anno, stando a quanto afferma Ueshiba Kisshomaru, suo padre, subito dopo avere sconfitto in duello un ufficiale delle forze armate,

I felt the universe suddenly quake, and that a golden spirit sprang up from the ground, veiled my body, and changed my body into a golden one. At the same time my body became light. I was able to understand the whispering of the birds, and was clearly aware of the mind of God, the creator of the universe. At that moment I was enlightened: the source of budō is God's love – the spirit of loving protection for all beings

"Sentii l'universo scuotersi improvvisamente,  e uno spirito dorato sorse dalla terra, velò il mio corpo, e trasformò il mio corpo in un corpo d'oro. Allo stesso tempo, il mo corpo divenne luce. Ero in grado di comprendere i sussurri degli uccelli, ed ero chiaramente consapevole della mente di Dio, il creatore dell'universo. In quel momento fui illuminato: la fonte del budō è l'amore di Dio  - lo spirito di protezione amorevole di tutti gli esseri..."

Sfortunatamente non possediamo l'originale giapponese e non possiamo dunque verificare l'attendibilità della versione inglese, ma anche basandoci unicamente su quest'ultima emergono una serie di dati importanti: in primis, fra tutti i colori possibili lo "spirito" del quale parla Ueshiba è "dorato" 金 e trasforma il suo corpo in "luce" 光, guarda caso i due elementi dell'insegnamento Konkōkyō 金光教 dal quale l'Oomoto kyō deriva. L'uno come l'altro hanno il kami Konjin 金神 al centro della propria teologia. Perciò, quello che effettivamente sta dicendo Ueshiba è di essere divenuto egli stesso Konjin, tant'è che è "chiaramente consapevole della mente di Dio", ammesso che questo sia mai possibile, e  comprende "i sussurri degli uccelli", il che, come spiegato bene da René Guenon, è una metafora usata nella mistica occidentale per riferirsi alla comunione con Dio, il che attesta la situazione di assoluto melange della dottrina Oomoto kyō e la nonchalance con cui Deguchi Onisaburō pescava a piene mani da qualunque fonte attingendo ciò che riteneva opportuno aggiungere al proprio insegnamento. 

C'è un pericolo evidente nascosto in affermazioni simili, e nella traduzione dal giapponese all'inglese che offusca ad arte la realtà dei fatti: prendere le parole di Ueshiba e intrepretarle come espressione dei sentimenti di amore more incondizionato della civiltà occidentale. Le cose non stanno così. 

Nel 1932, Ueshiba offre momentaneo asilo nella propria abitazione a Mikami Taku, uno degli ufficiali responsabili dell'uccisione del Primo Ministo Inukai Tsuyoshi durante l’Incidente del 15 maggio.
La rottura definitiva con il Takeda Sōkaku si consuma nel 1935, a causa delle feroci critiche di quest’ultimo agli insegnamenti marziali di Ueshiba e ai legami che questi ha nel frattempo stretto con numerosi personaggi di spicco del militarismo ultranazionalista giapponese, fra i quali il Ministro della Guerra Sadao Araki, in seguito condannato al carcere a vita per crimini contro l’umanità. Nello stesso anno, le forze governative partecipano al Secondo Incidente Oomoto kyō, una repressione molto più radicale della precedente, le cui conseguenze Ueshiba riesce a evitare per via di alcuni agganci nella polizia, nella fattispecie Tomita Kenji e Morita Giichi.
Data la sua nota associazione con personaggi equivoci del mondo settario e con esponenti di spicco dell'estrema destra giapponese, "pace" e "armonia universale" vanno letti nel contesto dello happō tōitsu 八方統一, dove il Giappone regna benignamente sul resto delle nazioni sottomesse.

C'è infine un ultimo punto che ci preme sviluppare. Risulta che intorno al 1927 Kanō Jigorō fece visita a Ueshiba, e ci sono tutta una serie di opinabili dicerie riguardo alla supposta affermazione di Kanō "questo è vero jūdō", in riferimento agli insegnamenti di Ueshiba. Se è così, sembrerebbe logico aspettarsi una stretta collaborazione fra Kanō e Ueshiba, invece, curiosamente, Ueshiba non entrò a far parte del Dai Nippon Butokukai, della cui sezione jūjutsu Kanō era presidente, fino al 1940, due anni dopo la morte del Maestro Kanō, fondando invece una propria associazione parallela, Kōbukai 皇武会, che significa a grandi linee "associazione militare imperiale", e che nasconde l'ennesima dimostrazione dell'affiliazione di Ueshiba alla dottrina di Deguchi Onisaburō: questa infatti era denominata, per esteso, Kōdō Oomoto kyō 皇道大本教 , cioè Dottrina della Grande Origine della Via Imperiale. Ora, poiché né Deguchi né Ueshiba avevano alcun legame con la famiglia imperiale giapponese, e data l'insistenza di Deguchi Onisaburō nel sostenere che i kami che crearono il Giappone non erano gli antenati della famiglia imperiale, ma erano da questi ultimi stati rovesciati, è chiaro che Ueshiba non si riferiva all'imperatore Shōwa all'epoca regnante, ma all'imperatore così come ne parlava Deguchi Onisaburō, cioè Deguchi stesso. 

8. In sostanza


a. Kendō, Jūdō, Kyūdō, e perfino il Karate non si sono mai impelagati con culti misterici o 
sedicenti religioni salvifiche e la loro pratica è assolutamente laica.
b. L'aikidō è invece permeato dai principi dell’Oomoto kyō, dunque non è laico come il Takeda ryū Aikijūjutsu ed equivale a una affiliazione religiosa e spirituale agli insegnamenti di Deguchi Onisaburō. Il ki di cui si parla è il ki di Onisaburō, che esce dalle mani dei praticanti e per imposizione risana e purifica i fedeli.

9. Conclusioni

Nessuno contesta la validità tecnica dell’Aikidō, ma è il caso di sapere che quando Ueshiba parla di pace e armonia universale non lo sta facendo a partire dal presupposto cristiano di amore incondizionato e paritario fra creature e figli di Dio, ma dal punto di vista settario e nazionalista della teoria hakkō ichiu, dunque tutta la mitologia che è nel tempo andata formandosi circa l'aikidō come via all'armonia universale deve essere rivista e letta nel contesto corretto.
 

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Acqua Autunnale
gasshō _/\_




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