La relazione fra il
Kitō ryū jūjutsu e il Kōdōkan jūdō
Fujitō Yoshiaki (Università di Saitama)
1 Introduzione
Il Maestro
fondatore del Kōdōkan jūdō, Kanō Jigorō, studiò il Kitō
ryū e, considerandolo il Kitō ryū un jūjutsu dotato di una teoria e di una tecnica
eccezionali, ha preservato il kata del Kitō ryū come Koshiki no kata del
Kōdōkan.
In questo
senso vorrei indicare l’influenza esercitata sul Kōdōkan jūdō e, sulla scorta
della chiarificazione di quale fosse il significanto originale[1] del Kitō ryū e di come
esso viene tradotto in pratica[2] a livello tecnico,
esaminare in dettaglio la condizione ideale del jūdō da qui in avanti.
2 Il senso originale del Kitō ryū
Il Kitō ryū
ha la il suo maestro fondatore, secondo il Kitō ryū midare mokuroku[3]
pubblicato nel quindicesimo anno dell’era Kanei[4], in Ibaraki Sensai[5]
Nel Kitō
ryū midare mokuroku ( fu il monaco Zen Takuan[6] ad attribuire il nome Kitō
ryū al midare[7]
di Ibaraki Sensai, che ha il suo fondamento nelle tecniche tai[8], kuruma[9], uke[10], zengo[11], sayū[12]) è trascritto il senso profondo, e si possono
trovare informazioni in merito agli avvenimenti relativi al ryū.
Il
significato originale del Kitō ryū è chiarito nel Honmi stilato da Ibaraki
Sensai:
“Honmi e’
il significato autentico di tai. Allontanarsi dalla forma e adoperare il
ki. Giungendo alla padronanza di seibōseiki[13]
si possono sopraffare avversari forti e deboli. In altre parole essere al
centro del pieno e del vuoto[14], questa è solo la corretta
posizione naturale del corpo. Da qui la definizione di hontai[15]”.
Cioè, è di
primaria importanza mantenere il corpo nella sua corretta condizione naturale.
Il suo allievo Yoshimura Motoiki spiega nel Ten no maki[16]
in che cosa consiste lo hontai.
“quando si
affronta il nemico, e sorge il pensiero della presenza del nemico, il kokoro
si turba e questo appare evidente. Vedere il nemico e affrontarlo con
tranquillità, con lo spirito vuoto[17] e senza muovere[18] il kokoro, questo è detto hontai”.
Cioè,
descrive l’importanza dell’impegno a mantenere la condizione di shinki fudō[19].
In
conclusione, il punto più importante del Kitō ryū jūjutsu è
l’esecuzione della corretta condizione naturale del corpo, cioè il mantenimento
della condizione seibōseiki.
Questo
concetto fondamentale continua nel Chi no maki[20].
Nelle sezioni “水上之胡芦子之事”[21] “気体の事”[22] “前後際断の事”[23] viene espresso
ripetutamente la logica dello hontai fudōchi[24]
e include ampiamente l’educazione e l’addestramento del kokoro[25] dello Zen.
L’addestramento
dal Kitō ryū procede dal libro dei Cinque Rotoli e dall’addestramento al kata
in quattordici tecniche, attraverso lo Hontai ittenchijin no maki[26],
fino a “ raggiungere infine la condizione di senza forma[27], senza voce[28], senza respiro[29]”, cioè il Seikyō no
Maki[30]
degli insegnamenti superiori.
Si vede
così che il Kitō ryū jūjutsu incorpora l’addestamento spirituale dello Zen,
pone il focus sul perfezionamento dello shinki[31]
piuttosto che sulla tecnica e costituisce un sistema di addestramento per il
raggiungimento della condizione di fudōchi.
4 Il
sistema di addestramento delle teniche del Kitōryū
In merito
al sistema di addestramento alle tecniche che traducono in pratica il
significato originale discusso nel paragrafo II, il Kitō ryū midare mokuroku
afferma che:
“Da un tai
subitaneo viene un kokoro che ottiene la vittoria. Kuruma è il
corpo che ruota per adeguarsi all’avversario. In uke è essenziale il
ritmo del respiro. Cosi’ anche per sengo, sayū, tachii[32]”.
Ibaraki
Seizai considerava tai, kuruma, uke, sengo, sayū
come le tecniche fondamentali, e in aggiunta definì altre tecniche come
yukizure, yukichigai, yukiate, karada kudaki, tani otoshi. Insegnava, sulla
base dello studio di queste tecniche, a “fare di jūgōkyōjaku[33] l’essenziale, realizzare[34] la nullità della forza
dell’azione dell’avversario, ottenere la vittoria”, e che è l’obbiettivo è
poter agire in modo completamente indipendente e imprevedibile[35] in risposta al midare
dell’avversario.
In seguito Terada Hachisaemon elaborò l’ogure,
quindi con l’avvento di Yoshimura venne definito il kata in ventuno
tecniche.
La parte omote del kata è costituita
dalle quattordici tecniche di tai, yume no uchi, chikara kurabe, mizu
guruma, mizu nagare, hiku otoshi, sora taoshi, uchi kudaki, tani otoshi, kuruma
taoshi, kuda dori, shikoro dori, shikoro kaeshi, yūdachi, taki otoshi. La parte
ura è costituita dalle sette tecniche karada kudaki, kuruma gaeshi, mizu
iri, ryūsetsu, saka otoshi, yuki ori, iwa nami.
A paragone
degli altri ryū, il kata del Kitō ryū ha pochi movimenti. Tuttavia, il Kitō
ryū kumiuchi mondō riporta che “nelle quattordici forme si domina l’impulso
errato di voler prevalere sull’altro, si giunge a rasserenare il
cuore e ad illuminare lo spirito, ed è fondamentale solo il riflettere e il
correggere se stessi”. Attraverso le quattordici forme si domina il pensiero
negativo di supremazia sul nemico e si tempra il proprio honshin[36]
.
Insomma,
l’obiettivo dell’addestramento al Kitō ryū, dalla pratica nel kata in ventuno
tecniche tramite l’esercizio ripetuto quotidianamente,è temprare
lo shinki e infine giungere alla condizione di kyorei della
propria vera natura.
Il Maestro
fondatore Kanō ha lasciato questo kata di ventuno tecniche nel Koshiki
no kata del Kōdōkan.
Tuttavia
nel Kitō ryū fin dal principio si diceva “il principio del Kitō ryū midare
è la teoria del kumiuchi[37]. Quando le truppe
si scontrano è difficile tagliare attraverso l’armatura, anche se si cerca di
farlo, perciò è nata l’arte militare del kumiuchi.”, e il suo nucleo
principale era lo yoroi kumiuchi[38]. In esso si insegnava che
“gli atemi, per quanto potenti, vengono eseguiti con un solo braccio. Le
proiezioni comprendono tutti e cinque le estremità del corpo dell’avversario,
ed sono perciò molto più potenti”, perciò dava più importanza alle tecniche di
proiezione che alle tecniche di atemi. In più, oltre al kata, la
caratteristica del Kitō ryū è di introdurre fin dall’inizio il midare keiko[39].
IV
L’influenza delle tecniche di Kitō ryū sul Kōdōkan jūdō
Il Maestro
fondatore Kanō divenne allievo a ventidue anni, nell’anno 14 dell’era Meiji di Iikubo del Kitō ryū, ottenendo dopo due
anni il menkyo kaiden[40]. Il Maestro l’ha
conservato il Kitō ryū no kata come Koshiki no kata in qualità di
kata, fra tutti quelli di jūjutsu, che dimostrava meglio lo spirito e la
tecnica del Kōdōkan jūdō.
Esaminiamo
dunque l’influenza sul Kōdōkan jūdō delle tecniche di Kitō ryū, chiarificando
praticamente il contenuto delle tecniche del Koshiki no kata.
Koshiki no
kata 14 tecniche Omote
Tai, yume
no uchi :
insegnano il kuzushi in base al taisabaki
Ryokuhi : insegna a far cadere senza
impiegare il taisabaki
Mizu guruma,
mizu nagare, hiku otoshi: insegna il collegamento
dalle tecniche di leva
(intrappolando la parte anteriore del braccio),
alle tecniche di proiezione.
Sora taoshi,
uchi kudaki: insegna il collegamento fra l’uso del tegatana
e le tecniche di
proiezione.
Tani otoshi,
kuruma daoshi: tecniche di proiezione di sacrificio contro
attacchi da dietro.
Shikoro tori,
shikoro gaeshi: proiezione dopo aver controllato la parte
anteriore del braccio o
il collo.
Yūdachi, taki
otoshi: insegna a proiettare afferrando baveri e maniche.
7
tecniche Ura
Karada kudaki:
insegna la proiezione dopo aver controllato la parte anteriore del braccio.
Kuruma gaeshi,
mizu ire: insegna a proiettare tirando la parte superiore del
braccio che
colpisce e
sbilanciando.
Ryūsetsu, iwanami:
collegamento fra la tecnica di atemi (kasumi[41])
e le tecniche di proiezione.
Saka otoshi:
insegna la proiezione afferrando la parte anteriore del braccio.
Yuki ori:
insegna il seoi nage come avvicinamento al combattimento.
In questo
modo nel Koshiki no kata, a parte il seoi nage e le teniche di sacrificio sul
fianco, non vengono indicate tecniche di proiezione che usano specificamente
braccia, gambe o fianchi.
Ciò che si può
vedere nel kata delle ventun tecniche è l’insegnamento dei punti
essenziali delle tecniche di proiezione per proiettare un avversario dopo
averlo squilibrato utilizzando la sua stessa forza grazie all’azione di shizentai[42].
Anche gli atemi e le leve non hanno l’obiettivo di ferire o uccidere, ma
di condurre alla tecnica di proiezione.
Che cosa
insegnava quindi il Maestro in merito al kata di Kitō ryū?
Nel “Jūdō
ippan hei ni sono kyōiku jō ni kachi” si afferma che “Il kata di
Kitō ryū richiede, a prescindere dalla scarsità dei movimenti, un lungo periodo
di studio, e inoltre gli atemi e le tecniche di controllo sono poche”.
Pur mettendone in luce i difetti, il Maestro sostiene che “ Il kata di
Kitō ryū insegna l’esercizio al mantenimento della condizione hontai in
cui il corpo non è inclinato, lo squilibrio dell’avversario in una direzione,
l’esercizio all’applicazione della proiezione quando l’avversario recupera la
posizione dallo squilibrio.”.
Così, benchè il Kitō ryū no kata sia una
dimostrazione dello yoroi kumiuchi, insegna la logica dell’attacco e
della difesa[43]
denominata “kuzushi[44]” e “tsukuri[45]” ed è alla base delle
tecniche di proiezione del Kōdōkan jūdō.
V
conclusioni
1.
Il Kitō ryū si
poneva come obiettivo dell’addestramento il raggiungimento della condizione di fudōchi
attraverso il perfezionamento dello shinki e l’impiego dell’educazione
spirituale dello Zen.
2.
Il kata di Kitō
ryū, oltre alle tecniche di sacrificio sul fianco, seoni nage e tani otoshi,
insegnava la logica “kuzushi, tsukuri” delle tecniche di
proiezione in base al taisabaki, ed è la base delle tecniche di
proiezione del Kōdōkan jūdō.
Inoltre,
il randori del jūdō discende dal midare keiko del Kitō ryū.
Nel
Kitō ryū esistevano tecniche di leva e di atemi che avevano influenza
sulle tecniche di proiezione. Quando si considerano il “kuzushi” e lo “tsukuri”
del jūdō non si può ignorare l’efficacia degli atemi e delle leve del
Kitō ryū.
Traduzione e note
©2017–Emanuele Bertolani
Tutti i diritti dell’originale appartengono al
legittimo proprietario
[1] 本旨 honshi. Letteralmente, “ciò che è
originariamente al centro di qualcosa”
[2] 生かす ikasu. Letteralmente, “far vivere”.
[3] 起倒乱目録
[4] 寛永十五年 1639
[5] 茨木専斎
[6] 沢庵
1575-1645. Monaco Zen della corrente Rinzai, amico di molte fra le più
influenti personalità del mondo delle arti di combattimento, fra i quali Yagyū
Munenori e Miyamoto Musashi.
[7] 乱
letteralmente “disordinato, confuso”,
[8] 体
letteralmente, “corpo”, e specificamente l’accezione fisica,materiale del corpo
umano.
[9] 車 ruota
[10] 請 Forma
alternativa di 受, significa
“accogliere, ricevere direttamente”.
[11] 前後
letteralmente “davanti e dietro”
[12] 左右
letteralmente “sinistra e destra”.
[13] 静貌静気 “volto tranquillo, ki sereno”. Cioè, la tranquillità fisica e mentale. Il carattere 静 significa “non muovere il corpo o il kokoro”. Nello Zen viene data grande importanza al seiza静坐, cioè alla serena meditazione seduta che conduce al satori. Nel neoconfucianesimo Song, è centrale il concetto di zhǔ jìng主静, il non disperdere il kokoro.
[14] 虚実kyojitsu . 虚 è letteralmente ciò che è vuoto, senza
forma. 実 è
ciò che ha un contenuto.
[15] 本体 il tai
体 originale 本
[16] 天の巻 “Il Libro
del Cielo”. Una delle tre divisioni delle tecniche di Kitō ryū.
[17] 虚霊 Abbreviazione di kyoreifumai 虚霊不味. Nella filosofia di Zhū Xī (1130-1200), la condizione in cui il kokoro che si è ricevuto dal Cielo è vuoto, e riflette con chiarezza tutte le cose senza lasciarsi ottenebrare dalle passioni.
[18] 不動 letteralmente
“non muoversi”. La condizione in cui non si viene mossi da una forza esterna.
Fudō è l’abbreviazione di Fudōmyōō不動明王
(sanscrito Acalanātha) uno dei cinque numi tutelari
del buddhismo esoterico Shingon 真言. La sua iconografia è caratterizzata dalla presenza di una spada, una corda e un’espressione di
furia contro le forze del male.
[19] 心気不動 ki e il kokoro si trovano nella
condizione di fudō
[20] 地の巻 “Il libro
della terra”. Una delle tre divisioni delle
tecniche di Kitō ryū
[21] “la zucca a fiasco che
galleggia sullo specchio d’acqua”. Takuan usa questa immagine per alludere al
fatto che i veri maestri sono costantemente in movimento e mai statici, come
una zucca galleggiante spinta in acqua.
[22] “del
tai e del ki”
[23] “tagliare
il prima e il dopo”, fare sì che il kokoro non sia mai fissato sul passato o
sul futuro.
[24] 不動智 nel
buddhismo, la retta conoscenza non confusa dalle tentazioni del mondo esterno.
Fudōchi è l’abbreviazione di Fudōchi shinmyōroku 不動智神妙録, il libro dedicato a discutere l’identità del kenjutsu e
dello Zen, scritto da Takuan Sōhō su richiesta di Yagyū Munenori
[25] 心法 l’educazione al controllo
del kokoro.
[26] 本体地人之巻
[27] 無形 mukei Questo e i due termini seguenti fanno
riferimento alla teoria del Dào espressa nel Dàdéjīng, in particolare
nel capitolo 41, in merito all’essere privo di costrizioni come caratteristica
della superiorità.
[28] 無声 musei
[29] 無臭 mukyū
[30] 性鏡 la
condizione in cui la propria natura è simile a uno specchio. Vedi nota 17
[31] 心気 kokoro e ki
[32] 立居 stare in
piedi e stare seduti
[33] 柔剛強弱 flessibile e rigido,
forte e debole. Simbolo del principio Zen del non-dualismo
[34] 悟る satoru.
Una comprensione istintiva e istantanea non mediata dal ragionamento logico.
[35] 変幻自在 la
capacità di modificare il proprio aspetto, apparendo e scomparendo a
piacimento. Cioè, di agire imprevedibilmente e in assoluta autonomia.
[36] 本心 la
propria vera natura
[37] 組み討ち durante il medioevo giapponese, il combattimento sul campo di battaglia
che mirava a far cadere l’avversario per tagliargli la testa.
[38] 鎧組み討ち kumiuchi in armatura
[39] 乱稽古 la
pratica del combattimento senza ordine, intesa come opposto al kata geiko形稽古.
[40] 免許皆伝 la
trasmissione completa dei segreti di uno stile o di una scuola.
[41] 霞
letteralmente “bruma”.
[42] 自然体 la
posizione naturale del corpo
[43] 攻防abbreviazione
di kōgeki攻撃 e bōgyo防御
[44] 崩し
letteralmente, “sbilanciare, rompere, far crollare”.
[45] 作り
letteralmente “costruire”.
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