Focus - Errata Corrige



Focus - Errata Corrige


 

Cliccare sul link di cui sopra porta a un articolo apparso nel sito di una nota rivista divulgativa, e subito dopo a chiedersi perché nel caso del Kōdōkan jūdō la divulgazione debba essere così approssimativa.


In attesa della possibile risposta a una mail con richiesta di rettifica accompagnata da adeguate motivazioni inviata una settimana fa, non resta che fare il possibile per rettificare le storture non tanto della redazione della testata, che ha certamente lavorato in buona fede, quanto delle affermazioni riportate nell'articolo, luoghi comuni molto ben noti e in massima parte errati e fuorvianti.

 
  • Il Maestro Kanō è il "padre del judo"?

No. Il Maestro Kanō stesso discute ampiamente la decisione di denominare Kōdōkan jūdō la disciplina da lui concepita, in ragione del fatto che il nome era già in uso presso altre scuole.

"Anticamente, in Giappone vi era un numero di scuole e correnti che poteva essere contato in decine dopo il centinaio. Oggi non ne rimangono che alcune di nome, i dōjō della scuola tal dei tali sono quasi completamente scomparsi. Tutti quelli che si chiamavano jūdō sono stati unificati nel Kōdōkan jūdō. Perché? Poiché nel vecchio modo di fare non si insegnava il principio, ciascuno insegnava cose diverse a seconda del proprio pensiero."

(Lo Spirito Radicale del Judo, 1939)

Il Maestro Kanō stabilì di chiamare la propria scuola Kōdōkan jūdō precisamente per segnalare al contempo continuità con e novità rispetto alla tradizione precedente.

  • Il Kōdōkan jūdō è una “via gentile” e una “disciplina sportiva basata su principi come la giustizia, la cortesia, la sicurezza e la modestia”?

Una discussione approfondita sul significato del nome jūdō richiederebbe tempo e spazio e risulterebbe tediosa al pubblico non specialista. Vale la pena di precisare però che jū 柔 abbraccia il concetto di flessibilità, e dō道 quelli di via, certo, ma soprattutto metodo (per fare qualcosa), ed è in questa seconda accezione che si colloca più adeguatamente il senso del nome jūdō.

La semplificazione a sport, con un vinto e un vincitore, è una deriva tracciabile da dopoguerra in poi, sulla quale si è scritto e si continua a scrivere molto, a proposito e sproposito. Come vedremo tra poco, nell'articolo se ne parla a sproposito.

il Maestro Kanō era una persona colta e un cittadino giapponese di metà ‘800, dunque si riconosceva nell’etica confuciana che si articola attraverso Cinque Relazioni (Sovrano-suddito, Padre-figlio, Marito-moglie, Fratello maggiore – fratello minore, amico-amico) regolate da Cinque Virtù (umanitas 仁, dovere 義, rispetto 礼, conoscenza 智, fiducia 信) rispettivamente. Si può essere tentati di farsi prendere la mano dall'ecumenismo e sovrapporre il pensiero del Maestro Kanō all’impostazione democratica figlia dell'Europa cristiana, ma si tratta di cosa del tutto impossibile per un uomo di quella cultura e di quel tempo per via di evidenti ragioni storiche e culturali. Inoltre, stride senza appello con l'odierna idea di disfarsi di differenze, gerarchia e definizioni di ruolo tout-court in nome di una generica utopia egalitaria.

  • Il Maestro Kanō praticò “diverse discipline sportive, tra cui il baseball, finché si interessò al jujutsu”?

No. Il Maestro Kanō praticò il baseball una volta iscrittosi all’Università di Tōkyō, dunque dopo il suo incontro con il jujutsu. Vale la pena di ricordare la leggenda metropolitana che lo vuole fondatore del primo club di baseball in Giappone, mentre la sua biografia giapponese afferma tutt’altro:

"L’introduzione del baseball in Giappone ebbe inizio con le dimostrazioni, nell’anno 6 dell’Epoca Meiji, del Professor Wilson e del Professore Associato Maschett, insegnanti della Kaisei Gakkō, presso la scuola stessa. Kanō entrò alla Kaisei Gakkō (che nell’anno 10 della medesima era divenne l’Università di Tōkyō) nell’anno 8. Nello stesso anno vi entrarono anche Makino Nobuaki e Kido Takamasa. Questi due si erano recati in America in qualità di delegati di Iwakura Tomomi, e avevano fatto ritorno in patria dopo avere studiato il sistema delle scuole medie americane. In America Makino si era esercitato nel baseball, Kido era tornato portando con sé delle palle da baseball. In tal modo essi praticavano il baseball in qualità di “leader”.
Secondo le parole di Miyake Setsurei, che entrò all’Università di Tōkyō due anni dopo, “L’università entrò, nello stesso periodo, negli sport di stampo straniero…vi erano sport che essi, in quanto stranieri, amavano e insegnavano, e questi erano il baseball e il cricket”.

In merito al baseball, si dice che anche Hiraoka Hiroshi l'avesse introdotto e nell'anno 11 dell'epoca Meiji avesse fondato per primo il club Shinbashi, tuttavia la Kaiseikō era la prima, oltre che la migliore, delle scuole che facevano baseball.

Il nome di Kanō non vi è menzionato. Tuttavia, egli stesso raccontava di avere fatto da ricevitore insieme a Godai Ryūsaku, e poiché è scritto altrove che Godai e Kanō erano intimi amici all’interno del dormitorio studentesco, è accertato che in quel periodo Kanō, insieme a pochi altri, avesse fatto esperienza di baseball.

(AA.VV Kanō Jigorō, pp.587-588, Kodokan, Tōkyō 1964)
  • Il Maestro Kanō iniziò a studiare il jujutsu tramite 'libri segreti' che acquistò nei mercatini e cominciò ad allenarsi da solo”?

No. È vero che il Maestro Kanō reperì molti testi relativi alla tradizione marziale del jūjutsu in circostanze paragonabili a nostri mercati dell’usato, segno dell’entusiasmo con cui buona parte della società giapponese si era lasciata prendere la mano dal Movimento per la Distruzione delle Cose Vecchie 旧物破壊運動 (kyūbutsu hakai undō) promosso dal pensiero di Kido Takayoshi, ma l'affermazione è per lo meno fuorviante. “Libri segreti” è una traduzione concettualmente intrigante ma fattivamente errata della parola densho 伝書, che significa semplicemente “scritti di trasmissione” delle tecniche o dei concetti di una determinata scuola. Non solo il Maestro non si allenò da solo -  e d’altra parte come avrebbe potuto se il jūjutsu prevede il lavoro con un compagno o un avversario? -  ma il problema principale è nella cronologia. Il Maestro Kanō ricevette una prima introduzione al jūjutsu grazie al custode della casa di famiglia (vedi biografia ufficiale), e solo successivamente passò allo studio sotto un maestro qualificato.

  • Il padre del Maestro Kanō “si oppose alla sua richiesta di iscriversi a una scuola di arti marziali (dojo)"? E il Maestro Kanō "soltanto quando si trasferì a Tokio per frequentare l'università poté dedicarsi alla pratica del jujutsu”?

No. Sono entrambe affermazioni false ed errate nel modo più completo, malgrado si tratti di idee tristemente assai diffuse a causa di un’opera divulgativa imprecisa e partigiana.
Disobbedire al padre era inconcepibile nel Giappone dell’800, tanto più in una famiglia di valori confuciani come quella del Maestro. Ecco un passo tratto dalla sua Biografia Ufficiale:

Qui, una volta fatto ritorno a casa, non appena pregò suo padre poiché avrebbe voluto addestrarsi nel jūjutsu al seguito di Fukuda Hachinosuke insieme al proprio fratello maggiore Kensaku, suo padre disse: “il combattimento a mani nude è fonte di gravi infortuni, e penso che in questo periodo storico non ci sia bisogno di addestrarsi a cose come il jūjutsu, tuttavia, se dite di volervi addestrare a tutti i costi, allora lo potete fare. Però, una volta che avrete iniziato, non potrete smettere fino a quando non lo (l’addestramento) avrete portato fino in fondo. Voi due, pensate davvero di riuscirci?” domandò per sondare la loro risolutezza.
“Lo faremo certamente, fino alla fine”. “Se è così, allora addestratevi”. Così si realizzò la speranza di molti anni addietro, e finalmente (Kanō) iniziò a studiare il Tenjinshin’yō ryū jūjutsu al seguito di Fukuda Hachinosuke.

(Kanō Jigorō, pp. 320-321, Tōkyō 1964)


  • Il Maestro Kanō concepì l'idea del Kōdōkan jūdō durante un incontro nel quale Kanō Jigorō usò una mossa di arti marziali occidentali per mandare al tappeto un avversario molto più prestante di lui” ?


No. L’episodio preso a pretesto è in effetti raccontato per spiegare l’origine di una tecnica chiamata kata guruma, che alcuni ascrivono a un’intuizione avuta dal Maestro Kanō mentre cercava nella biblioteca di Ueno una tecnica occidentale con la quale sopraffare il proprio compagno di allenamenti Fukuda Kaneyoshi all’epoca in cui era ancora allievo di Fukuda Hachinosuke. Si tratta dunque di una singola tecnica, non della disciplina nella sua totalità.
 
  •  “"massimo uso efficiente dell'energia" (Seiryoku -Zeny) e della "reciproca prosperità di sé e degli altri" (Jita-Kyoei)”?


No. La traduzione “energia” si presta a tutta una serie di interpretazioni mistico-esoteriche completamente assenti tanto nel pensiero quanto nelle opere del Maestro Kanō. Egli definisce ripetutamente Seiryoku come la forza del proprio fisico e la forza del proprio cuore. Tale vigore deve essere usato nel modo non solo “migliore” inteso come più buono, ma nel modo più “retto”, come sottolineato dall’uso del carattere 善 (nessuna relazione con la nota corrente del buddhismo, che si scrive invece 禅) nella frase seiryoku zen’yō 精力善用.

  • Il cuore del Kōdōkan jūdō è la "non-resistenza"?

Il Maestro Kanō dice ripetutamente  che “non resistenza” era l’idea di base del jūjutsu, a sua volta mutuata da uno dei Sette Classici militari cinesi, chiamato Huáng Shígōng Sān Lüè 黄石公三略. L’espressione è róu néng gāng zhì柔能剛制, in giapponese jū yoku gō wo sei su, che significa “ciò che è flessibile può dominare ciò che è rigido”. Tuttavia, il Maestro Kanō contesta l’affermazione fornendo l’esempio di un attacco da dietro o di una presa ai polsi, nel qual caso “non resistere” è completamente inutile. Insiste invece sul fatto che l’innovazione del Kōdōkan jūdō consiste nell’uso più efficace del proprio vigore, il che si traduce talvolta nel non resistere, talaltra nel resistere in un determinato modo, e a volte ancora nel colpire.

Tuttavia il vero jūjutsu non si effettua unicamente tramite tale teoria. Ad esempio, poniamo che qualcuno ci cinga da dietro o ci afferri i polsi. Come si fa a liberarsi? Secondo la teoria “ciò che è flessibile può dominare ciò che è rigido” non è possibile liberarsi. Quando si viene cinti da dietro, se si pensa di adattarsi a quella forza non c’è altro da fare che assottigliare il proprio corpo, ma ciò è una cosa che non è possibile in pratica. Vi sono molti modi per liberarsi, ma se non ci si oppone alla forza dell’avversario con qualche metodologia liberarsi non è possibile. Ancora, in maniera identica quando i nostri polsi vengono afferrati, il modo per liberarli non è adattarsi, ma non c’è altra buona metodologia tranne opporsi alla forza inferiore delle dita dell’avversario facendo lavorare la forza superiore delle proprie braccia. Inoltre, nel caso in cui nel jūjutsu si attacchi, si colpisce, si colpisce di taglio, si stringe il collo, ma poiché in tutti questi (casi, n.d.T.) si prende l’offensiva, non vi è affatto il significato di adattarsi o di jū. Così, il vero jūjutsu e il jūdō stesso non si limitano a ciò che indica la teoria “ciò che è flessibile può dominare ciò che è rigido”.

(Jūdō, 1925)
Dunque, asserire che “ È la non-resistenza dunque il concetto chiave di questa disciplina: non opporsi alla forza contraria, ma cedere per poi controllarla, squilibrarla e soverchiarla con lo sforzo minimo.” è fondamentalmente scorretto. 
 
  • Il Maestro Kanō "aprì il suo dojo (una palestra di arti marziali), il Kodokan Judo Institute a Tokyo” nel 1882?


No.  Il 1882 è l’anno in cui Kanō costituì il Kōdōkan jūdō come disciplina che insegnava all’interno del proprio istituto di formazione, chiamato Kanō juku. Solo successivamente, dopo la chiusura del Kanō juku, si arrivò alla definizione di un Istituto dedicato esclusivamente all’insegnamento e alla pratica del Kōdōkan jūdō.
 
  • Il Maestro Kanō morì " in circostanze non del tutto chiarite"?

No. Affermarlo equivale a dare credito a una teoria cospirazionista che vorrebbe il Maestro Kanō ucciso a causa di una sua supposta opposizione ai militari.  Chi lo sostiene afferma naturalmente di essere stato messo a parte della compromettente informazione "de relato" durante conversazioni con questo o con quell'importante maestro. La realtà è molto semplice e per nulla “da chiarire”: il Maestro Kanō era un uomo di 78 anni che morì di polmonite come da referto medico (vedi biografia ufficiale). La corrente cospirazionista, sovente sovrapposta a quella che gli attribuisce meriti tanto sensazionali quanto fasulli, ora essere stato artefice della riforma del sistema educativo giapponese, ora avere ricoperto la carica di ministro dell’educazione, ministro degli esteri e simili, preferisce dimenticare che il Maestro Kanō non era né un pacifista di per sé né un aperto antagonista del militarismo in quanto tale. Ecco, ad esempio, un brano tratto da capitolo Aikoku (patriottismo) del libro L’addestramento della Gioventù, pubblicato dal Maestro Kanō nel 1910:

"Qualora si presenti una situazione di emergenza, il popolo deve dimostrare lealtà e coraggio ardenti, levarsi come all’unisono, e fare tutti gli sforzi possibili fino al raggiungimento di una armoniosa cooperazione. Non dobbiamo perdere neanche un metro, neppure un centimetro dei territori della nostra gloriosa Nazione Imperiale.

Sopportare anche solo minimamente l’umiliazione della maestosa autorità del nostro Stato è imperdonabile.

Se lo Stato, postosi un obiettivo, comincia ad agire, per quanta ostinata resistenza si debba soffrire, per quanti disagi si debbano superare, bisogna senz’altro prefiggersi il raggiungimento dell’obiettivo, senza timore e senza arrendevolezza, con perseveranza indomabile.

All’atto di partecipare a una guerra, è predeterminato chi vi prenderà parte, ma “un popolo – tutti soldati” è il grande spirito del nostro sistema militare nazionale. Le persone devono dare importanza alle cose militari, impegnarsi per sostenere i militari che partono per il fronte, e in tal modo elevare il prestigio nazionale.

Vi sono numerosi splendidi esempi che illustrano queste cose, sia durante gli anni della guerra del 1904-5 che nel dopoguerra, pertanto i giovani, al fine di non doversi vergognare rispetto a questi anni, devono prendere coscienza di queste cose a partire dai giorni di pace, e addestrare il proprio spirito e il proprio corpo."

Ecco invece un passaggio tratto da Jūdō kyōhon (quello autentico), un manuale per l’insegnamento del jūdō nelle scuole medie preparato dal Maestro Kanō nel 1935:

"Di norma, poiché siamo nati in questo mondo come esseri umani, dobbiamo condurre una vita più degna possibile. Riguardo a cosa sia una vita degna: come individuo, ottenere la più grande felicità. Come membri della famiglia e membri della società, che si resti in casa o che si esca nel mondo, recare soddisfazione a tutte le persone, a partire dai propri genitori. Così facendo, come cittadini dello Stato, servire per prima cosa il Tennō Heika che è il Capo della Nazione, essere riconosciuti come cittadini al servizio della Nazione, e svolgere azioni tali che anche le persone del vasto mondo ci considerino persone che, in qualità di membri della razza umana, cercano con ogni sforzo di portare avanti quanto qui scritto."

[…]

"Così come una Nazione necessità di una Difesa Nazionale, anche l’individuo deve conoscere l’arte dell’autodifesa. Sottomettersi in men che non si dica nel caso qualcuno ingiustamente ci assalisse con violenza, chi si comportasse così ne avrebbe l’onore offeso. Inoltre, anche come cittadini, si deve comprendere di dover talvolta combattere per la Nazione."

(Jūdō kyōhon, pp.1-5 Sanseidō Tōkyō 1935)

Di più. Agli albori della sua carriera, nel 1888, il Maestro aveva tenuto un corso presso l’Accademia Navale di Edajima. Il suo diario di allora, Jūdō zakki, è stato pubblicato dal Kōdōkan Jūdō Institute nel 2019


Una biografia illustrata del 1944, Kanō Jigorō, riporta a pagina 49 l’incontro di gioventù fra il Maestro non ancora uomo e Katsu Yasuyoshi, un dirigente con incarichi importanti in seno alla Marina Militare.


  • “Dopo il conflitto mondiale il judo in Giappone fu vietato perché, secondo i detrattori, era pericoloso ed esaltava la guerra”?

No. Negli archivi del Comando delle Forze di Occupazione Alleate non c’è traccia di un simile editto. Come si evince dalla documentazione contenuta nei numeri del Japan Times dell’epoca, le arti di combattimento non furono mai interdette direttamente in quanto tali.


 
  • “furono proibiti libri, scritti e filmati sull'argomento fino agli anni '50, quando il judo fu riabilitato dal Comitato Olimpico Internazionale”?


Decisamente no. La tesi della “riabilitazione” del comitato olimpico, solitamente corredata dall’affermazione che il Kōdōkan jūdō venne in qualche modo “venduto” al suddetto Comitato Olimpico Internazionale come contropartita per la riammissione del Giappone nella comunità internazionale, è concettualmente indifendibile e concretamente antistorica. Dal punto di vista politico, il Giappone venne riabilitato nel 1950 con lo scoppio della Guerra di Corea. L’occupazione alleata si concluse nel 1952 e da nazione sovrana il Giapponese non aveva nessun bisogno dell’aiuto o dell’approvazione del Comitato Olimpico Internazionale per dare nuovo impulso alla pratica del Kōdōkan jūdō. Peraltro, il Kōdōkan jūdō non entrò nel novero delle discipline olimpiche fino al 1964, quasi vent’anni dopo la sua supposta “riabilitazione”.
 
Ora, errare umanus est. Concesso. Ma nei siti internet, nei libri, negli articoli, nei discorsi, perché si continua a riproporre acriticamente una narrazione che i latini avrebbero degnamente descritto come Partis mendacior, più bugiarda dei Parti?

Qualcuno scrisse una volta "non c'è via di scampo dalla verità". Aveva ragione. 
 

Fino alla prossima volta
Acqua Autunnale
gasshō _/\_



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